Nicola Lillo, su Il Fatto Quotidiano, recensisce "Rimetti a noi i nostri debiti":
La lotta del 99% degli abitanti del pianeta contro quell’1% della popolazione che detiene il potere economico finanziario a livello planetario, “fedele ad un unico dio, il denaro”. È questo che gli Indignados professano da mesi in tanti paesi, aggiungendo tratti locali alla protesta, come in Italia, dove l’antiberlusconismo è stato il vero collante. E sono loro i protagonisti del docufilm Rimetti a noi i nostri debiti (trailer), sul movimento che da alcuni mesi sostiene che il debito contratto dagli Stati si debba a una precisa responsabilità di banche, istituzioni finanziarie e politica.
Le Officine Tolau, formate da Stefano Aurighi, Davide Lombardi e Paolo Tomassone, hanno presentato in anteprima alla stampa il loro documentario. Dopo “Occupiamo l’Emilia”, film-inchiesta sull’avanzata della Lega Nord nella regione rossa per eccellenza e “A furor di popolo”, il documentario sul Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, un nuovo lavoro commissionato dal Forum Nuovi Linguaggi e Nuove Culture del Partito Democratico, di cui è responsabile Pippo Civati, consigliere regionale Pd della Lombardia e membro della segreteria nazionale Pd. “Un viaggio dentro il movimento, che parte dalla manifestazione di Roma dello scorso 15 ottobre e che si allarga al contesto internazionale, analizzando gli sviluppi più recenti e indicando ipotesi di scenari possibili per il futuro” dicono i giornalisti, che a gennaio 2012 presenteranno la prima nazionale proprio con Civati e Stefano Bonaccini, segretario regionale Pd dell’Emilia Romagna.
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venerdì 23 dicembre 2011
In un documentario la storia degli indignados
Indignati ancora
La cantautrice romana Nina Monti ha scritto una canzone per il movimento degli indignados. Tutta da ascoltare.
giovedì 22 dicembre 2011
Gli indignados sono un film. La recensione di Repubblica.it
Su Repubblica Bologna, Eva Pedrelli recensisce "Rimetti a noi i nostri debiti".
“Rimetti a noi i nostri debiti” da voce ai “contestatori”, che il Time ha definito “persone dell’anno 2011” e a cui ha dedicato la prestigiosa copertina. Realizzato dalle Officine Tolau, su commissione del Forum Nuovi linguaggi e Culture del Pd, il docu-film si concentra sul movimento degli indignados e sulle ragioni dietro alle proteste che dalla Puerta del Sol di Madrid si sono sparse quest’anno a macchia d’olio in tutto il pianeta; e soprattutto, sui motivi dell’indignazione di quei cittadini che non si sentono più rispettati né rappresentati dalle istituzioni.
Leggi tutto l'articolo su Repubblica.it.
Il trailer del film che sarà disponibile online da gennaio 2012.
Il richiamo al trailer è anche sulla homepage di Repubblica.it
“Rimetti a noi i nostri debiti” da voce ai “contestatori”, che il Time ha definito “persone dell’anno 2011” e a cui ha dedicato la prestigiosa copertina. Realizzato dalle Officine Tolau, su commissione del Forum Nuovi linguaggi e Culture del Pd, il docu-film si concentra sul movimento degli indignados e sulle ragioni dietro alle proteste che dalla Puerta del Sol di Madrid si sono sparse quest’anno a macchia d’olio in tutto il pianeta; e soprattutto, sui motivi dell’indignazione di quei cittadini che non si sentono più rispettati né rappresentati dalle istituzioni.
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Il trailer del film che sarà disponibile online da gennaio 2012.
Il richiamo al trailer è anche sulla homepage di Repubblica.it
mercoledì 21 dicembre 2011
Rimetti a noi i nostri debiti - il trailer ufficiale
Quella degli Indignados è una rivolta destinata a spegnersi o è davvero l’inizio della prima rivoluzione globale? Gli “indignati” italiani sembrano non avere dubbi e, dalle vie di Roma in cui hanno manifestato il 15 ottobre 2011, urlano: “La rivoluzione è già iniziata. Quello che vedete è solo un milionesimo di quello che potrà succedere”. Prende il via da questa testimonianza “Rimetti a noi i nostri debiti”, il nuovo docu-film delle Officine Tolau che racconta il movimento degli Indignados.
Il film, commissionato dal Forum Nuovi Linguaggi e Nuove Culture del Partito Democratico, di cui è responsabile Pippo Civati – consigliere regionale Pd della Lombardia e membro della segreteria nazionale Pd - è un viaggio dentro il movimento, che parte dalla manifestazione di Roma dello scorso 15 ottobre e che si allarga al contesto internazionale, analizzando gli sviluppi più recenti e indicando ipotesi di scenari possibili per il futuro.
Il film integrale sarà disponibile online da gennaio 2012.
Il film, commissionato dal Forum Nuovi Linguaggi e Nuove Culture del Partito Democratico, di cui è responsabile Pippo Civati – consigliere regionale Pd della Lombardia e membro della segreteria nazionale Pd - è un viaggio dentro il movimento, che parte dalla manifestazione di Roma dello scorso 15 ottobre e che si allarga al contesto internazionale, analizzando gli sviluppi più recenti e indicando ipotesi di scenari possibili per il futuro.
Il film integrale sarà disponibile online da gennaio 2012.
Occupy Wall Street: il libro del movimento
La scorsa settimana è stato presentato a New York il libro "Occupying Wall Street", sottotitolo ‘The Inside Story of an Action that Changed America’. Ne parla su E-il mensile Luca Galassi, che scrive: "E’ noto che il movimento ripudia la leadership e il protagonismo. Per questo motivo la narrazione è stata affidata alla firma collettiva ‘scrittori per il 99%’. Il volume è basato su una serie di interviste, assemblee e dibattiti fra i manifestanti, e include una ‘guida all’occupazione’.
Nell’elaborazione di Occupying Wall Street si è pensato bene di attenersi ai principi che reggono il movimento: struttura orizzontale, decisioni collettive, distribuzione dei proventi delle vendite al movimento. Colin Robinson, raccontano i cronisti, aveva un sorriso perpetuo, sabato scorso a Piazza Duarte: era consapevole di aver realizzato un’impresa: far raccontare il movimento in forma collettiva per voce dei suoi protagonisti, gente tra i venti e i cinquanta, alcuni dei quali si erano parlati esclusivamente via internet. Come risultato, oltre cento interviste, ritratti, racconti e disegni di persone del movimento o collegate ad esso.
Anche il mondo editoriale ha risposto prontamente: Feltrinelli è uno dei primi ad essersi accaparrato i diritti per l’Italia".
Leggi tutto l'articolo.
Nell’elaborazione di Occupying Wall Street si è pensato bene di attenersi ai principi che reggono il movimento: struttura orizzontale, decisioni collettive, distribuzione dei proventi delle vendite al movimento. Colin Robinson, raccontano i cronisti, aveva un sorriso perpetuo, sabato scorso a Piazza Duarte: era consapevole di aver realizzato un’impresa: far raccontare il movimento in forma collettiva per voce dei suoi protagonisti, gente tra i venti e i cinquanta, alcuni dei quali si erano parlati esclusivamente via internet. Come risultato, oltre cento interviste, ritratti, racconti e disegni di persone del movimento o collegate ad esso.
Anche il mondo editoriale ha risposto prontamente: Feltrinelli è uno dei primi ad essersi accaparrato i diritti per l’Italia".
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sabato 17 dicembre 2011
Il caso non è chiuso
Giovanni Tizian è un giovane giornalista di origini calabresi, ma trapiantato da anni a Modena (e prossimo a salire ancora più a nord, direzione Torino, dove lavorerà per il mensile Narcomafie). Dopo essersi occupato a lungo di criminalità organizzata sulle pagine della Gazzetta di Modena e varie altre testate su carta e online, da pochissimo ha pubblicato per i tipi di Round Robin il volume "Gotica, (’ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea)", un'approfondita inchiesta giornalistica sul radicamento di mafia, camorra e 'ndrangheta "oltre la linea Gotica", insomma: al nord. Lo abbiamo incontrato in un gelido pomeriggio di dicembre al Parco della Resistenza di Modena, un luogo che non avrebbe potuto essere più simbolico per una storia come quella di Giovanni, segnata dalle origini dalla violenza del potere criminale, ma anche dal riscatto di chi ha scelto di non piegarsi a quella violenza contrastandola attraverso uno strumento nobile come quello del giornalismo d'inchiesta.
Dall'incontro è nata una lunga chiacchierata raccolta nel video che segue, che ripercorre la vicenda personale (intrecciata indissolubilmente con quella professionale) di Giovanni: una vicenda che è emblema e simbolo di un Paese migliore, di un'Italia forte e determinata che sulla dignità e il coraggio fonda la propria voglia di riemergere dal fango in cui il crimine, punta dell'iceberg di tutto ciò che è malaffare qui da noi, vorrebbe costantemente spingerla.
Nell'interesse di pochi, a danno dei molti.
Dall'incontro è nata una lunga chiacchierata raccolta nel video che segue, che ripercorre la vicenda personale (intrecciata indissolubilmente con quella professionale) di Giovanni: una vicenda che è emblema e simbolo di un Paese migliore, di un'Italia forte e determinata che sulla dignità e il coraggio fonda la propria voglia di riemergere dal fango in cui il crimine, punta dell'iceberg di tutto ciò che è malaffare qui da noi, vorrebbe costantemente spingerla.
Nell'interesse di pochi, a danno dei molti.
giovedì 15 dicembre 2011
Uno spettro si aggira per il web
Tra i riferimenti culturali del movimento degli indignados c'è anche il celebre discorso all'umanità del finale de "Il Grande Dittatore" di Charlie Chaplin.
Qui sotto lo spezzone del film elaborato in versione Occupy e, a seguire, la traduzione in italiano.
Mi dispiace, ma io non voglio fare l'Imperatore, non è il mio mestiere. Non voglio governare, né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti se possibile: ebrei, ariani, neri o bianchi.
Noi tutti vogliamo aiutarci vicendevolmente. Gli esseri umani sono fatti così. Vogliamo vivere della reciproca felicità, ma non della reciproca infelicità. Non vogliamo odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti, la natura è ricca ed è sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l'abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha chiuso il mondo dietro una barricata di odio, ci ha fatto marciare, col passo dell'oca, verso l'infelicità e lo spargimento di sangue.
Abbiamo aumentato la velocità, ma ci siamo chiusi in noi stessi. Le macchine che danno l'abbondanza ci hanno dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l'abilità ci ha resi duri e spietati. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d'intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto.
L'aviazione e la radio hanno ravvicinato le genti: la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell'uomo, reclama la fratellanza universale, l'unione dell'umanità. La mia voce raggiunge milioni di persone in ogni parte del mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che costringe l'uomo a torturare e imprigionare gente innocente.
A quanti possono udirmi io dico: non disperate. L'infelicità che ci ha colpito non è che un effetto dell'ingordigia umana: l'amarezza di coloro che temono le vie del progresso umano. L'odio degli uomini passerà, i dittatori moriranno e il potere che hanno strappato al mondo ritornerà al popolo. Qualunque mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.
Soldati! Non consegnatevi a questi bruti che vi disprezzano, che vi riducono in schiavitù, che irreggimentano la vostra vita, vi dicono quello che dovete fare, quello che dovete pensare e sentire! Non vi consegnate a questa gente senz'anima, uomini-macchina, con una macchina al posto del cervello e una macchina al posto del cuore!
Voi non siete delle macchine! Siete degli uomini! Con in cuore l'amore per l'umanità! Non odiate! Sono quelli che non hanno l'amore per gli altri che lo fanno.
Soldati! Non combattete per la schiavitù! Battetevi per la libertà! Nel diciassettesimo capitolo di san Luca sta scritto che il regno di Dio è nel cuore degli uomini.
Non di un solo uomo, non di un gruppo di uomini, ma di tutti voi. Voi, il popolo, avete il potere di creare le macchine, di creare la felicità, voi avete la forza di fare che la vita sia una splendida avventura. Quindi in nome della democrazia, usiamo questa forza, uniamoci tutti e combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia agli uomini la possibilità di lavorare, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza.
Promettendo queste cose i bruti sono saliti al potere. Mentivano: non hanno mantenuto quella promessa e mai lo faranno. I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo, allora combattiamo per quelle promesse, combattiamo per liberare il mondo eliminando confini e barriere, l'avidità, l'odio e l'intolleranza, combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere.
Soldati uniamoci in nome della democrazia!
Qui sotto lo spezzone del film elaborato in versione Occupy e, a seguire, la traduzione in italiano.
Mi dispiace, ma io non voglio fare l'Imperatore, non è il mio mestiere. Non voglio governare, né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti se possibile: ebrei, ariani, neri o bianchi.
Noi tutti vogliamo aiutarci vicendevolmente. Gli esseri umani sono fatti così. Vogliamo vivere della reciproca felicità, ma non della reciproca infelicità. Non vogliamo odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti, la natura è ricca ed è sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l'abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha chiuso il mondo dietro una barricata di odio, ci ha fatto marciare, col passo dell'oca, verso l'infelicità e lo spargimento di sangue.
Abbiamo aumentato la velocità, ma ci siamo chiusi in noi stessi. Le macchine che danno l'abbondanza ci hanno dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l'abilità ci ha resi duri e spietati. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d'intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto.
L'aviazione e la radio hanno ravvicinato le genti: la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell'uomo, reclama la fratellanza universale, l'unione dell'umanità. La mia voce raggiunge milioni di persone in ogni parte del mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che costringe l'uomo a torturare e imprigionare gente innocente.
A quanti possono udirmi io dico: non disperate. L'infelicità che ci ha colpito non è che un effetto dell'ingordigia umana: l'amarezza di coloro che temono le vie del progresso umano. L'odio degli uomini passerà, i dittatori moriranno e il potere che hanno strappato al mondo ritornerà al popolo. Qualunque mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.
Soldati! Non consegnatevi a questi bruti che vi disprezzano, che vi riducono in schiavitù, che irreggimentano la vostra vita, vi dicono quello che dovete fare, quello che dovete pensare e sentire! Non vi consegnate a questa gente senz'anima, uomini-macchina, con una macchina al posto del cervello e una macchina al posto del cuore!
Voi non siete delle macchine! Siete degli uomini! Con in cuore l'amore per l'umanità! Non odiate! Sono quelli che non hanno l'amore per gli altri che lo fanno.
Soldati! Non combattete per la schiavitù! Battetevi per la libertà! Nel diciassettesimo capitolo di san Luca sta scritto che il regno di Dio è nel cuore degli uomini.
Non di un solo uomo, non di un gruppo di uomini, ma di tutti voi. Voi, il popolo, avete il potere di creare le macchine, di creare la felicità, voi avete la forza di fare che la vita sia una splendida avventura. Quindi in nome della democrazia, usiamo questa forza, uniamoci tutti e combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia agli uomini la possibilità di lavorare, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza.
Promettendo queste cose i bruti sono saliti al potere. Mentivano: non hanno mantenuto quella promessa e mai lo faranno. I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo, allora combattiamo per quelle promesse, combattiamo per liberare il mondo eliminando confini e barriere, l'avidità, l'odio e l'intolleranza, combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere.
Soldati uniamoci in nome della democrazia!
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| Fonte: Occuprint |
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