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mercoledì 19 settembre 2012

"Rimetti a noi i nostri debiti": il nostro documentario proiettato a Parigi al "Festival Les Indignés"

A Parigi domani si chiude il "Festival Les Indignés", tre giorni dedicati all'analisi del fenomeno politico degli "Indignados". Alla "Maison des métallos",  nel centro della capitale francese, si sono susseguiti incontri, proiezioni pubbliche di film e documentari, mostre fotografiche e convegni per fare un bilancio di quello che è stato il primo grande movimento planetario di protesta, e che ancora in questi giorni riempie le pagine dei giornali. La questione del debito, infatti, è ben lontana dall'essere risolta e, nel corso del 2012, è drammaticamente peggiorata.
Il nostro documentario "Rimetti a noi i nostri debiti" è stato ospite ufficiale della rassegna, ed è stato proiettato no-stop durante tutto la durata del festival all'interno del grande padiglione dedicato alle mostre fotografiche. Una bella soddisfazione, per noi, che al movimento abbiamo dedicato anche in seguito una serie di approfondimenti. A Parigi è stata proiettata la versione doppiata in francese, grazie alla preziosa collaborazione di Barbara Lombardi e Fabrizio De Gennaro, ai quali va il nostro ringraziamento.


domenica 8 aprile 2012

Le immagini di Giovanni Tizian non sono di La7. Sono di tutti

Il tono era gentile, ma il messaggio era chiaro e diceva più o meno così: Care Officine Tolau, perché nella vostra video-intervista a Giovanni Tizian (il giornalista costretto alla scorta armata dopo le minacce ricevute) avete utilizzato immagini di proprietà de La7?
Semplice: perché non erano immagini de La7, erano nostre. Anzi, erano - e sono tutt'ora - di tutti, perché questa è la nostra scelta.

Riepiloghiamo rapidissimamente questa storia, che secondo noi è paradigmatica di un certo modo (sbagliato, oltre che sorpassato) di intendere il copyright su web.

Il 16 dicembre 2011 noi, le Officine Tolau (Paolo Tomassone, Stefano Aurighi, Davide Lombardi), intervistiamo Giovanni Tizian, giornalista e amico, che da qualche giorno ha pubblicato il libro-inchiesta "Gotica - ’ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea". Registriamo una lunga intervista a Modena, al parco della Resistenza, che pubblichiamo (insieme a 3 foto scattate da Davide Lombardi durante le riprese) sul nostro blog e sul nostro canale Youtube il 16 dicembre con il titolo "Il caso non è chiuso".
Circa un mese più tardi, l'11 gennaio 2012, la Gazzetta di Modena pubblica una notizia che non avremmo mai voluto leggere: Giovanni Tizian, minacciato per i suoi articoli, è costretto vivere sotto scorta. La notizia, terribile ed angosciante, è ripresa per giorni da tutto il sistema dei media.
Quasi tutti i tg nazionali e locali e un'infinità di siti web riprendono ovviamente la nostra intervista, che hanno trovato sul web e che era di fatto l'unico materiale disponibile. Alcuni lo fanno citando la fonte, la maggior parte non lo fa. La foto diventa addirittura immagine ufficiale della campagna "Io mi chiamo Giovanni Tizian".
A noi tutto questo fa molto piacere, per un motivo: siamo per la licenza "Creative Commons", cioè autorizziamo gratuitamente il riutilizzo di tutti i nostri materiali (chiedendo solo di citare la fonte) perché riteniamo che la libera circolazione delle notizie sia una ricchezza per tutti. Tanto più in un caso così drammatico come quello di Giovanni Tizian. E' vero, molti non citano la fonte. Pazienza, capita.

Ma qualche settimana fa la cosa si fa paradossale. Riceviamo questa mail da YouTube:
"Gentile OfficineTolau, il tuo video "il caso non è chiuso" potrebbe includere contenuti che sono di proprietà di/concessi in licenza da La7, ma è ancora disponibile su YouTube [...]"

La cosa ci fa ridere, naturalmente, visto che le immagini sono nostre e sono - per nostra precisa volontà - utilizzabili da chiunque.
In tempi rapidi inviamo a Youtube le nostre 'controdeduzioni', spiegando (indicando i link) che le immagini sono nostre, anzi, di tutti vista la nostra decisione di indicare  la licenza "Creative Commons", mica di La7. Pochi giorni più tardi, arriva una seconda mail da Youtube:

"Gentile OfficineTolau, La7 ha esaminato la tua contestazione e ha abbandonato il suo reclamo per violazione del copyright sul tuo video "il caso non è chiuso". 

Il messaggio di Youtube chiude la vicenda (e ci mancherebbe altro), ma lascia aperta la questione di fondo: Ha ancora senso in piena epoca web che le immagini siano soggette a copyright?

lunedì 19 marzo 2012

Tolau in tour a Firenze, Bolzano e Udine, tra Indignados, Grillo (e Vajont)

Fine settimana ad alto tasso cinematograficochilometrico per le Officine Tolau per la presentazione di due documentari.

Il tour inizia giovedì 22 marzo a Firenze. Alle 21,15 saremo ospiti al circolo Arci ExFila per la proiezione del nostro ultimo documentario "Rimetti a noi i nostri debiti". Alla serata parteciperanno: Stefano Bartolini (autore di “Manifesto per la Felicità: come passare dalla società del Ben-avere a quella del Ben-essere”, Donzelli, Roma, 2010), Patrizio Mecacci (segretario PD Met Firenze), Francesca Chiavacci (presidente Arci Firenze).

Venerdì 23, invece, torneremo al Videodrome di Bolzano (dove avevamo già presentato il documentario sugli Indignados un mese fa), per una serata dedicata al nostro "A furor di popolo", il docufilm sul Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Inizio alle ore 21.

Sabato 24, alle 18, sarà la volta di Udine. All'oratorio della parrocchia del Redentore ci sarà la proiezione di Rimetti a noi i nostri debiti. L’incontro sarà moderato da Paolo Ermano, ricercatore precario dell’Università di Udine e da Federico Pirone, consigliere comunale di Udine.

Domenica 25, infine, saremo a Longarone (Bl) per proseguire con le riprese del documentario che stiamo preparando in vista del 50° anniversario della tragedia (evitabilissima) che il 9 ottobre del 1963 costò la vita a circa 2000 persone. Si, perchè su tutta quella vicenda c'è ancora molto di non raccontato, c'è ancora molto da raccontare.

mercoledì 21 dicembre 2011

Occupy Wall Street: il libro del movimento

La scorsa settimana è stato presentato a New York il libro "Occupying Wall Street", sottotitolo ‘The Inside Story of an Action that Changed America’. Ne parla su E-il mensile Luca Galassi, che scrive: "E’ noto che il movimento ripudia la leadership e il protagonismo. Per questo motivo la narrazione è stata affidata alla firma collettiva ‘scrittori per il 99%’. Il volume è basato su una serie di interviste, assemblee e dibattiti fra i manifestanti, e include una ‘guida all’occupazione’.

Nell’elaborazione di Occupying Wall Street si è pensato bene di attenersi ai principi che reggono il movimento: struttura orizzontale, decisioni collettive, distribuzione dei proventi delle vendite al movimento. Colin Robinson, raccontano i cronisti, aveva un sorriso perpetuo, sabato scorso a Piazza Duarte: era consapevole di aver realizzato un’impresa: far raccontare il movimento in forma collettiva per voce dei suoi protagonisti, gente tra i venti e i cinquanta, alcuni dei quali si erano parlati esclusivamente via internet. Come risultato, oltre cento interviste, ritratti, racconti e disegni di persone del movimento o collegate ad esso.

Anche il mondo editoriale ha risposto prontamente: Feltrinelli è uno dei primi ad essersi accaparrato i diritti per l’Italia".

Leggi tutto l'articolo.

giovedì 15 dicembre 2011

No fight, no party

Abbiamo superato l'apice, il punto più alto della prima fase di questo movimento. Ma questo movimento è essenzialmente un'idea, ha radicalizzato milioni di giovani nel mondo interno attorno a una presa di coscienza: che i conti del futuro non tornano, non quadrano né dal punto di vista socio-economico, né dal punto di vista ambientale. Di fatto questa generazione si rende conto che se non si mobilita, se non combatte, non avrà proprio alcun futuro.

Federico Rampini su Repubblica di oggi, intervista Kalle Lasn, storico fondatore della rivista Adbusters (già sulle barricate ai tempi dei No-global), e tra gli iniziatori del movimento Occupy Wall Street.

La pagina Inchieste di Repubblica dedicata a OWS. 

martedì 6 dicembre 2011

Manifesto della rivolta degli indignados

Su Actualutte, la Dichiarazione di sovranità popolare elaborata nell'ottobre scorso. Di seguito la traduzione in italiano:

Noi, popolo del mondo, riuniti nell'Assemblea Continentale di Bruxelles (ottobre 2011), dichiariamo quanto segue:

Più volte nella storia dell'umanità, la società si è confrontata con la necessità di cambiamenti, ma mai, fino ad ora, questo cambiamento è stato tanto imperativo quanto lo è oggi.

La nostra società, così come è oggi, è insostenibile. Lo sfruttamento vorace delle risorse naturali e degli esseri umani hanno creato profonde ineguaglianze: di ricchezza, di libertà e di opportunità per le diverse popolazioni del pianeta. Ciò ha prodotto conflitti e condannato una grande parte dell'umanità alla povertà e alla fame. Ha inquinato i nostri fiumi, le nostre terre, l'aria fino allo spazio e ha prodotto un pericoloso cambiamento climatico. E tutto questo solo per l'interesse e il beneficio di qualcuno, di pochissimi.

Noi accusiamo la cultura di avarizia.
Noi accusiamo l'economia dei rifiuti.
Noi accusiamo l'esistenza delle frontiere.
Noi accusiamo il sistema finanziario globale (e tutte le imprese e le istituzioni che lo sostengono) di essere responsabile del deterioramento del nostro pianeta e della maggioranza delle specie che lo abitano.
Noi l'accusiamo di mettere un'ingiusta ipoteca sulle vite dei nostri figli.
Noi l'accusiamo di mettere in pericolo la sopravvivenza della specie umana.
Noi, la gente, esigiamo un mondo sostenibile e abbiamo fede nella capacità umana di raggiungerlo.
Noi esigiamo un mondo nel quale gli individui e le comunità possano essere autosufficienti nelle loro necessità primarie, acqua, alimenti ed energia.
Noi esigiamo che ogni persona possa utilizzare i suoi talenti per il proprio beneficio personale e nell'interesse della società intera.

Noi crediamo nel talento umano.
Noi crediamo a un uso della tecnologia a fini pacifici e per il bene comune.
Noi crediamo nel libero scambio delle informazioni e del sapere.
Noi crediamo al libero accesso all'eredità culturale dell'Umanità.
Noi crediamo che i valori umani non si possano esprimere in termini economici.
Noi, il popolo, reclamiamo il nostro diritto alla vita.
Noi, il popolo, reclamiamo il nostro diritto alla libertà.
Noi, il popolo, reclamiamo il nostro diritto alla ricerca della felicità.
L'attuale forma di governo è diventata distruttrice di questi principi e dunque è nostro diritto, nostro obbligo, di riformarla o abolirla
Noi, il popolo, reclamiamo la sovranità popolare.

Noi, facciamo appello a tutte le persone del mondo:
  • a resistere pacificamente attraverso la disobbedienza civile
  • a occupare gli spazi pubblici
  • a riunirsi in assemblea
  • a partecipare al governo
  • a liberare la creatività di ogni individuo e a utilizzare la nostra intelligenza collettiva per affermare le basi del mondo che vogliamo per noi e la nostra discendenza.
Noi siamo il popolo.
Noi abbiamo la forza per raggiungere il nostro obiettivo.


sabato 19 novembre 2011

Dove sono finiti gli aiuti per il risanamento

Intervistato da Paolo Casicci sul Venerdì di Repubblica del 18 novembre 2011, l'economista tedesco Max Otte spiega come gli enormi interventi pubblici per il salvataggio degli stati UE in crisi, siano soprattutto serviti a foraggiare ancora una volta banche e oligarchie finanziarie.

«La storia parte da lontano. Nel 2008 la crisi ha travolto l’economia mondiale, ma, almeno per ora, il crack è stato evitato grazie a massicci interventi pubblici. I costi però sono stati enormi: il solo Fondo tedesco per la stabilizzazione del mercato finanziario ha attivato misure per oltre 200 miliardi di euro, cioè 2500 euro per ciascun tedesco. Cifre che non tengono conto, ancora, dei programmi congiunturali e delle iniezioni di liquidità della Bundesbank e della Banca centrale europea. Ora, se la politica avesse imparato dalla crisi, avremmo forse potuto riprenderci del tutto. Ma, passato lo spavento, banche d’investimento e operatori finanziari hanno ricominciato a gestire affari molto rischiosi, e spesso tossici, senza essere ostacolati dalla politica. E quello che Angela Merkel aveva promesso nel 2008, e cioè che ogni operatore, prodotto e attività finanziaria dovessero essere sottoposti a norme nuove e più stringenti, è finito nel dimenticatoio. Così adesso le scosse si susseguono a intervalli sempre più brevi».

Ed ecco il caso Grecia.
«Che ha spinto i politici a farsi in quattro per “salvare la Grecia, l’euro e l’Europa”. Queste, però, sono tre menzogne. Né l’Europa, né i cittadini greci, né quelli dei Paesi creditori come la Germania hanno tratto alcun vantaggio dai 110 miliardi di euro messi a disposizione dai Paesi europei nel 2010 come “pacchetto di salvataggio”. Il nostro denaro non è andato in Grecia, Irlanda o Portogallo: è finito ancora alle banche, che si sono arricchite di nuovo. Questa volta con i prestiti greci».

Insomma: i governi, compreso quello tedesco, stanno provando a salvare le banche fingendo di voler salvare i cittadini?
«Esattamente. I beneficiari dei pacchetti di salvataggio sono le banche d’investimento e i super ricchi, che invece dovrebbero pagare per i propri errori. Il contagio greco è uno spettro preparato dall’oligarchia finanziaria perché si corra ai ripari. Il fallimento della Grecia e l'uscita dalla zona euro di Atene sarebbero, in realtà, l'unico modo per aiutare i greci e frenare il disastro».

Come funzionerebbe questa «bancarotta pilotata»?
«Non sarebbe la prima volta nella storia. In caso di insolvenza di uno Stato, quest’ultimo comunica ai creditori che non può far fronte ai propri debiti. Allora, debitore e creditori si accordano su uno stralcio o una ristrutturazione del debito e i creditori rinunciano a una parte delle loro richieste. Ma chi sono questi “creditori”? L’oligarchia finanziaria sta facendo passare l’idea che si tratti dei cittadini. Invece, i creditori privati sono le banche e le società di servizi finanziari. Soprattutto, istituti di credito spesso nelle mani di miliardari e oligarchi greci. È questa la casta che adesso stiamo salvando: non l’euro, non la Grecia e
neppure i greci».

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New York, venerdì 18 novembre, foto di Tomaso Clavarino. (Fonte: Il Post)

giovedì 17 novembre 2011

Volevamo i capelli lunghi (di Monicelli) - Il documentario integrale

Il film che Monicelli non riuscì a girare è diventato un documentario, che qui sotto potete vedere integralmente. Il maestro della commedia all´italiana scrisse "Capelli lunghi" nella seconda metà degli anni ´60, la storia semplice e rivoluzionaria di Michele, operaio dai capelli troppo lunghi per i benpensanti dell´epoca (ma c'è da giurare che anche oggi, vista l'aria che tira, non sarebbe un film tanto gradito alla galassia economico-finanziaria che regge le sorti del Paese).
Ribelle, libero, sognatore, Michele combatte la propria battaglia quotidiana in famiglia e sul luogo di lavoro per una rivoluzione personale che sfocerà però in tragedia.

Il soggetto, rimasto in un cassetto, negli anni ´90 è diventato un fumetto illustrato da un grande autore: Massimo Bonfatti. E, nel 2008, un libro, scritto dal giornalista Franco Giubilei, che racconta la storia di questo film mancato, e delle immagini a fumetti che gli hanno dato comunque vita.

Ora tutto questo è diventato un documentario, realizzato dalle Officine Tolau. E' un viaggio vero e proprio nella memoria di Mario Monicelli, alla scoperta del film che non riuscì a realizzare perché la rivoluzione, all´epoca, non poteva entrare al cinema. E Monicelli, nella lunga intervista inedita contenuta nel documentario, non si tira certo indietro su questi temi, al contrario: sul movimento del '68 e sul terrorismo degli anni successivi, le sue parole sono così scomode da costringere tutti ad una rilettura di quegli anni.

domenica 6 novembre 2011

Lo spot di Occupy Wall Street

Da sabato scorso alcune importanti televisioni americane – Bloomberg, ESPN, CBS Sports e Fox News – trasmettono uno spot che promuove la causa dei manifestanti di Occupy Wall Street. La pubblicità andrà in onda almeno fino a lunedì, anche su alcuni canali locali: dura 30 secondi e mostra nove manifestanti descrivere brevemente i loro desideri e le loro ragioni. Il regista dello spot si chiama David Sauvage. Gli spazi televisivi sono stati acquistati grazie alle donazioni di 168 cittadini, e lo spot non contiene alcun invito a donare dei soldi. «Non vogliamo che la gente ci mandi dei soldi», ha detto il regista, «bensì che decidano di impegnarsi nel dibattito politico: vogliamo che la gente capisca che le persone che stanno protestando sono normali e hanno preoccupazioni sensate». (via Il Post)

sabato 5 novembre 2011

La rivoluzione? Cambiare i rapporti sociali di produzione

Su Internazionale in edicola questa settimana, il filosofo e psicanalista sloveno Slavoj Žižek, spiega perché le richieste degli indignados, nostrani e non, vadano oltre la semplice critica radicale a politiche errate nei confronti degli ormai famosi 99% (cioè tutti coloro che non sono parte di quell'1% che detiene la metà della ricchezza del pianeta), ma, citando Marx, centrano la questione che la "libertà non dovrebbe essere riferita solo alla sfera politica, cioè a cose come le libere elezioni, l’indipendenza della magistratura, la libertà di stampa o il rispetto dei diritti umani. La vera libertà risiede nella rete “apolitica” dei rapporti sociali, dal mercato alla famiglia, dove la trasformazione necessaria per promuovere dei miglioramenti non è la riforma politica, ma un cambiamento nei rapporti sociali di produzione".

Elemento che, evidentemente, riannoda il filo rosso che lega proteste apparentemente tra loro distanti come quelle della primavera araba e i movimenti nati in Spagna o da Occupy Wall Street.

Leggi tutto l'editoriale su Internazionale.

Fonte immagine: United for global change

Fonte immagine, Occupy Germany

martedì 1 novembre 2011

La mia banca mi presterebbe 7mila euro, ma poi ne vorrebbe indietro 9726: + 40%

Quando il telefono squilla, ho appena immerso il cucchiaio di legno nell'acqua bollente, pronto a recuperare uno spaghetto per saggiarne la cottura. Eccheppalle, sempre all'ora di pranzo chiamano per proporti nuovi contratti telefonici.

Vabbè, vediamo.

Aiuto! Sul display appare il numero della mia banca. Non il centralino, proprio il numero della mia filiale. Avrò fatto qualche casino? Il mio rosso in banca è troppo rosso? Cosa c'è di così urgente da chiamarmi a casa all'ora di pranzo? Non è mai successo in vent'anni.

Sfodero un "pronto?" sicuro, da uomo innocente ed integerrimo, deciso a vendere cara la pelle e a non far scuocere la pasta.

"Signor Aurighi?"
Qui non posso negare: "Si, buongiorno".
"Buongiorno signor Aurighi, è la filiale XYZ della Banca XYZ", dice una voce femminile cortese e davvero gentile.
Penso tra me e me : "Vabbè, fin qui lo sapevo".
"Signor Aurighi, il suo nome risulta tra quelli..."
Mi cade il cucchiaio nell'acqua bollente. Sta a vedere che ho fatto davvero qualche casino.
"Il suo nome risulta tra quelli a cui la banca ha deciso di fare..."
"Un mazzo così", penso.
"...un prestito a condizioni favorevoli".

Il discorso di Renzi è stato scritto da Beppe Grillo



Al netto della retorica piaciona e delle ovvietà sparse a piene mani, quello di Matteo Renzi al Big-Bang di Firenze è stato un discorso che sembrava scritto da Beppe Grillo.

Certo, il giovin Matteo non parla con il microfono nelle viscere come Grillo, che schiuma furore ad ogni sillaba. Però è evidente: dietro la forma scanzonata dell'accento toscano, che ingentilisce anche i sassi, passa la sostanza poderosa del grillismo di Renzi, applaudito proprio nei passaggi-chiave che sono così poco Pd e così tanto Cinque Stelle.

Facciamo il gioco delle analogie con il grillismo? Facilissimo.
Dice Renzi: “Smetteremo di pensare che si può vivere oggi pensando che si può lasciar da pagare a quelli che verranno dopo. E su questo la vera sfida sarà la questione ambientale”. Ma va? Pare di averla sentita altrove prima che dentro il Pd. Era ora, comunque.

sabato 15 ottobre 2011

Roma, Indignados - Chi vuole la violenza?

Scommettiamo che non ne arresteranno neanche uno?
O che finirà tutto a tarallucci e vino? A Roma, stamattina, alcuni volontari distribuivano dei fogli con un decalogo di consigli da seguire in caso di disordini e violenze. Un decalogo decisamente ansiogeno, con suggerimenti del tipo "scrivete sul vostro braccio il numero di un avvocato". Così, per prepararsi al peggio nel caso dovessero fermarvi durante i disordini. Insomma, disordine doveva essere e disordine è stato. Ma per chi , come noi, si è unito al corteo dall'inizio, risulta davvero stranissimo riuscire a capire come abbiano fatto 500 - CINQUECENTO - black bloc a eludere la maglia fittissima della Polizia, che di fatto faceva da cordone lungo tutto il tragitto, impedendo a chiunque di uscire dal percorso o di entrarvi da ingressi non consentiti, prendendo la testa del corteo. E invece lo hanno fatto in 500.

Per ore, sin dal primo mattino, abbiamo fatto interviste, parlato a lungo con i manifestanti, abbiamo raccolto le loro storie e ascoltato i loro racconti, tutti carichi di speranze per un Paese migliore. Tutti concordi nel bandire qualunque tipo di violenza. Chi ha fatto tutto quel casino non ha niente a che fare con gli indignados. Con chi ha a che fare, quindi?

(Foto Stefania Spezzati)



(Foto Stefania Spezzati)
(Foto Stefania Spezzati)

(Foto Stefania Spezzati)

(Foto Stefania Spezzati)

venerdì 14 ottobre 2011

"Questo testo appartiene al popolo..."

Sul Sole24Ore di oggi, Christian Rocca anticipa i contenuti politici ed economici del testo che verrà presentato in giornata a New York dagli esponenti del movimento "Occupy Wall Street".

«Questo testo appartiene al popolo americano». Con qualche enfasi, i ragazzi di Occupy Wall Street sono a un passo dal presentare la prima bozza del loro programma economico, un misto di ricette socialiste europee (welfare dalla culla alla tomba, scuola e università gratuite per tutti), di slogan populisti contro banche, grandi aziende e super ricchi (cancellazione dei debiti, riduzione delle tasse per il 99% degli americani, super aliquote per l'1% dei privilegiati e per i capital gain), di scontate posizioni pacifiste (no alle guerre, abolizione del Pentagono) e di improbabili raccomandazioni di ogni genere e tipo (compresa la sottrazione dei figli ai genitori incapaci di garantire un'educazione adeguata a una non meglio precisata «moralità universale»).

La bozza del Nuovo Statuto Economico del Popolo Americano, «espressione della volontà popolare», «creata da e per il 99%» con un documento di Google lungo 72 pagine letto dal Sole 24 Ore, sarà presentata oggi a New York. Il documento finale sarà ratificato dagli occupanti di Wall Street il 20 novembre, dopo una serie di passaggi che prevedono la continuazione del dibattito, la presentazione di una seconda bozza il 28 ottobre e la stesura del testo finale due giorni prima di un voto popolare che non si sa ancora se sarà telematico oppure nel corso di un'Assemblea generale del movimento in Zuccotti Park.

(...)

La piattaforma dei ragazzi di Zuccotti Park può vantare una partecipazione collettiva e dinamica secondo il principio del crowd sourcing, lo stesso stile di Wikipedia. Le regole per l'elaborazione del documento, bene in vista all'inizio del testo, sembrano dare torto agli intellettuali di New Republic, perché dicono che «le proposte non devono interferire con l'efficiente funzionamento dell'economia di mercato, dello spostamento dei capitali, degli incentivi agli inventori, agli imprenditori, ai consumatori, ma a condizione che siano garantiti i servizi sociali minimi e vere opportunità per il popolo americano».

Leggi tutto l'articolo.

Cresce la protesta a Roma in attesa della manifestazione di domani (Fonte: Il Post)

Right Here All Over (Occupy Wall St.) from Alex Mallis on Vimeo.

lunedì 3 ottobre 2011

La diga ha tenuto, nonostante il suo primato di altezza, nonostante la sua elegante finezza

L'editoriale de La Stampa di Torino dell'11 ottobre 1963, titolo: "Non solo fatalità", firmato da "Didimo".

L'immane sciagura, abbattutasi su alcuni abitati della valle del Piave, a monte di Belluno, è per molti aspetti sconcertante. Certe disgrazie, alla stessa guisa che si ripetono, così si assomigliano; ma a questa è forse difficile trovare dei precedenti. Secondo le risultanze ormai note, un fianco del monte sarebbe franato entro il lago artificiale. La diga, che delimita questo verso valle, è alta, arditissima: una sorta di volta a vela relativamente sottile, disposta, proprio come una vela marina, su un piano all'incirca verticale, per contrastare alla spinta delle acque.

La frana si è abbattuta nel lago poco a monte di questa costruzione e le acque, ricacciate dall'urto del materiale franato, da una parte si sono spostate verso il monte, in lunghe ondate che hanno spazzato i caseggiati delle rive; dall'altra parte, in un volume enorme, travalicato il coronamento della diga stessa, si sono abbattute sulla sottostante vallata. Che questa massa d'acqua sia stata tanto grande da produrre una catastrofe di mole « biblica» (l'espressione è del presidente del Consiglio ), che essa abbia mietuto vittime, in un numero forse superiore a quante mai se ne siano avute in seguito a vere e proprie rotture degli sbarramenti, questo è un aspetto sconcertante dell'accaduto.
Un'altra circostanza stupefacente è proprio che la diga sia rimasta intatta o quasi, salvo che per qualche smozzicatura al margine superiore, dopo aver subito l'enorme colpo di pressione che la investì da monte.

Come suole accadere dopo grandi sciagure, è verosimile che. anche questa volta, al compianto per tante vite falciate, si uniscano accuse di negligenze colpevoli: anzi, il governo si è già impegnato ad accertare cause e responsabilità dell'evento, a nominare una commissione di tecnici. In questo necessario accertamento sarà quanto mai opportuno fare un uso discreto del senno del poi. Come s'è detto, la sciagura ha caratteri di grande eccezionalità. Se la diga avesse ceduto, essa sarebbe la grande accusata del momento, e forse poco si penserebbe alla frana della montagna. Ma la diga ha tenuto, nonostante il suo primato di altezza, nonostante la sua elegante finezza; il che è un punto di merito e di conferma per la nota bravura dei costruttori italiani. La causa dunque va cercata unicamente nella frana, e cioè nello stato della montagna: la quale, in questa valle come in altre molte del territorio italiano, risente della ripidità dei pendii, non sempre protetti, anche là dove sarebbe possibile, da una sufficiente vegetazione arborea.

Dove si costruiscono dighe, le imprese che a ciò provvedono e poi quelle che amministrano i serbatoi, di solito si impegnano anche in opere concernenti il territorio circostante: strade, ponti, briglie su affluenti, lavori di consolidamento è di miglioramento; per i quali non c'è un obbligo di legge, ma che sono inerenti alla stessa conservazione delle costose opere e degli impianti: bisogna evitare infatti l'interramento dei bacini, i quali dovrebbero contenere acqua e non sassi e melma.

Ci sono responsabilità in questo caso sullo stato del terreno circostante al serbatoio? O sulla scelta del luogo stesso dell'impianto? Certe responsabilità potrebbero risultare pesanti, tanto più che la montagna già smottava, e che i sintomi premonitori della i grossa frana già c'erano. In tal caso, un tempestivo graduale svuotamento del bacino, un avvertimento dato alla gente del luogo, uno sgombero imposto se necessario, avrebbero evitato o limitato la sciagura. E' una lezione che si dovrà tener presente per l'avvenire.

Ora, circostanza che può avere altre conseguenze funeste, le acque del Piave corrono al mare trascinando barili di cianuro di potassio, rubati alle industrie. Il lago intanto sembra diviso in due perché là frana ha creato uno sbarramento naturale a monte di quello artificiale; il che in certo senso limita i pericoli derivanti da un susseguente temuto franamento, della montagna, mentre permetterà di accertare meglio, a suo tempo, le reali condizioni di stabilità della diga.

domenica 2 ottobre 2011

Anche i goliardi bolognesi per il Vajont

Grazie alla propria corrispondente bellunese, Tina Merlin, L'Unità fu il giornale che per primo (in solitudine) denunciò quello che sarebbe potuto accadere alla diga del Vajont. Ora, grazie alla digitalizzazione di tutto l'archivio storico dell'ex quotidiano del PCI, è possibile recuperare molto materiale. E dettagli oggi completamente dimenticati.


Ecco ad esempio un articolo in seconda pagina dell'Unità del 14 ottobre 1963 riguardate il contributo emiliano alle popolazioni colpite dal disastro.

Lo sdegno sta sopravvanzando la commozione e già dalle popolazioni emiliane si leva un coro d1 voci che chiede la punizione del responsabili dell’eccidio del Vajont. Facendosi interpreti dl questa volontà, il Comitato regionale emiliano deI nostro partito ha diffuso un manifesto in cui si chiede che che «sia fatta piena luce sulle responsabilità di una strage che si poteva evitare. Non deve essere più permesso — prosegue il manifesto — che per il profitto dl piccoli gruppi si sacrifichino quelli della intera collettività e si giochi con la vita di uomini, donne, bambini». Il manifesto conclude chiedendo li costituziome di una commissione parlamentare di inchiesta perché il «Parlamento faccia giustizia e colpisca i responsabili».

Numerosi ordini del giorno votati dal Consigli comunali, dagli organismi democratici di massa, nelle fabbriche chiedono la costituzione della commissione d’inchiesta. A Reggio Emilia il Consiglio comunale ha votato all'unanimità perché l’inchiesta sia condotta dal Parlamento. Analoghe posizioni hanno preso il Consiglio dell’Alleanza regionale dei contadini, i sindaci del Reggiano e del Modenese riunitisi per iniziativa della Lega dei comuni democratici. A Rimini tutti i gruppi consiliari hanno votato una raccomandazione perché sia fatta luce al più presto sulle reali cause del disastro.

Tutto li movimento democratico emiliano, a partire dagli enti locali, è poi mobilitato per dare alle popolazioni colpite il più valido aiuto immediato sul piano materiale. La Giunta comunale e quella provinciale di Modena hanno stanziato rispettivamente 5 milioni che verranno direttamente consegnati al Consigli comunali di Longarone, Erto e Castellavazzo. Altre somme, si annuncia, saranno stanziate nei prossimi giorni dai vari Comuni della provincia. Il Comune di Reggio ha stanziato un milione, anche questo da consegnare direttamente al Comune di Longarone. Cinque milioni ha stanziato il Comune di Ferrara, il quale si è inoltre impengato alla costruzione, a Longarone, di un centro per l'infanzia. Altri tre milioni sono stati stanziati dal Consiglio comunale di Rimini e un milione dal Consiglio provinciale dl Parma. Queste prime somme sono destinate ad accrescersi notevolmente nei prossimi giorni perché tutti i Comuni e le Amministrazioni provinciali della regione hanno già convocato riunioni straordinarie per decidere una serie di provvedimenti.

Il Comitato regionale della cooperazione, riunitosi di urgenza, ha deciso un primo invio alla Federcoop di Belluno di generi alimentari per un milione e mezzo di lire (carne in scatola, mortadelle, vino e zucchero) e mezzo milione in denaro liquido.
Inoltre, una sottoscrizione popolare è stata aperta dal Comune di Modena il quale invierà giorno per giorno le somme raccolte ai comuni colpiti; una raccolta di fondi è iniziata nelle fabbriche di Parma.

L’Organismo rappresentativo universitario bolognese (ORUB), dal canto suo, ha deciso nel corso di una riunione straordinaria della giunta di aprire una sottoscrizione tra i goliardi dell'Ateneo bolognese in favore delle vittime e a questo scopo ha disposto un primo stanziamento di 100 mila lire. A Reggio Emilia, infine, i concertisti di un complesso polacco ospite della città hanno deciso di offrire il loro sangue per i feriti del Vajont.

mercoledì 9 febbraio 2011

Gli italiani son fatti così


L'ultimo a citare il "rivoluzionario" Monicelli è stato Roberto Saviano, nel suo intervento alla manifestazione del Palasharp del 5 febbraio scorso.

sabato 2 ottobre 2010

L'intervento di Rifkin a Woodstock 5 stelle


L'intervento dell'economista Jeremy Rifkin a Woodstock 5 stelle, Cesena 25 settembre 2010.

venerdì 24 settembre 2010

Woodstock, provincia di Forlì-Cesena

Mancano poco più di 24 ore all'avvio ufficiale della festa/concerto/convegno organizzata da Beppe Grillo e il Movimento 5 stelle (qui il programma politico) a Cesena.
Di cosa si tratti, lo spiega lo stesso Grillo in un post del suo blog:

"Woodstock 5 Stelle non sarà solo musica, sarà anche futuro. Per ognuna delle 5 Stelle del MoVimento parteciperà un esperto mondiale. Un momento di parole nuove, di emozione, in cui i pensieri diventano progetti, i nickname del blog visi, amicizie.

L'Italia è pietrificata, le porte e le finestre chiuse.

Ho letto un giornale soprappensiero, due/tre articoli, era di 2 settimane fa, l'ho capito dopo e non mi sono accorto della differenza. L'informazione è immobile. I giornalisti scrivono di altri giornalisti. I politici applaudono o criticano altri politici. Le televisioni fanno la rassegna stampa dei giornali e invitano i politici. E' un eterno oggi, un mortaio in cui si pesta acqua marcia. Da mesi si parla di legge bavaglio, la stessa più o meno che propose il governo Prodi.

Ne discutono personaggi che si sono imbavagliati da sempre per servire il loro padrone di sinistra, di destra, di centro. A cosa serve parlare di bavaglio quando ormai anche i bambini sanno del coinvolgimento dello Stato nell'omicidio di Paolo Borsellino e non succede nulla? Il momento della parola, dell'emendamento, del confronto dialettico, di dieci/dodici leaderini di partito che non contano un cazzo sta finendo. Dalle parole si deve passare all'azione per il Nuovo Mondo che verrà. Che io non forse non vedrò, ma i ragazzi e le ragazze di Woodstock certamente sì
".

Si tratta di un evento di rilievo che potrebbe segnare una svolta, almeno in una parte ormai decisamente importante dello scenario politico. In Emilia-Romagna, che a Cesena ospita fisicamente l'iniziativa, e non solo.

Coerenti con la propria idea di "narrare il mondo attraverso parole, immagini, video", le Officine Tolau ci saranno.


L'intervento di Beppe Grillo ad Annozero, puntata del 23 settembre 2010, intervistato da Corrado Formigli.