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martedì 25 dicembre 2012
Annule nos dettes
La versione francese di "Rimetti a noi i nostri debiti" che nel settembre scorso è stata proiettata a Parigi al "Festival Les Indignés".
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mercoledì 19 settembre 2012
"Rimetti a noi i nostri debiti": il nostro documentario proiettato a Parigi al "Festival Les Indignés"
A Parigi domani si chiude il "Festival Les Indignés", tre giorni dedicati all'analisi del fenomeno politico degli "Indignados". Alla "Maison des métallos", nel centro della capitale francese, si sono susseguiti incontri, proiezioni pubbliche di film e documentari, mostre fotografiche e convegni per fare un bilancio di quello che è stato il primo grande movimento planetario di protesta, e che ancora in questi giorni riempie le pagine dei giornali. La questione del debito, infatti, è ben lontana dall'essere risolta e, nel corso del 2012, è drammaticamente peggiorata.
Il nostro documentario "Rimetti a noi i nostri debiti" è stato ospite ufficiale della rassegna, ed è stato proiettato no-stop durante tutto la durata del festival all'interno del grande padiglione dedicato alle mostre fotografiche. Una bella soddisfazione, per noi, che al movimento abbiamo dedicato anche in seguito una serie di approfondimenti. A Parigi è stata proiettata la versione doppiata in francese, grazie alla preziosa collaborazione di Barbara Lombardi e Fabrizio De Gennaro, ai quali va il nostro ringraziamento.
Il nostro documentario "Rimetti a noi i nostri debiti" è stato ospite ufficiale della rassegna, ed è stato proiettato no-stop durante tutto la durata del festival all'interno del grande padiglione dedicato alle mostre fotografiche. Una bella soddisfazione, per noi, che al movimento abbiamo dedicato anche in seguito una serie di approfondimenti. A Parigi è stata proiettata la versione doppiata in francese, grazie alla preziosa collaborazione di Barbara Lombardi e Fabrizio De Gennaro, ai quali va il nostro ringraziamento.
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martedì 29 maggio 2012
"Rimetti a noi i nostri debiti": la recensione su CinemaItaliano.info
"Fa uno strano effetto - ed è uno dei motivi di maggiori interesse - vedere oggi, a solo pochi mesi di distanza dai fatti, un instant-doc come questo "Rimetti a noi i nostri debiti" di Stefano Aurighi, Davide Lombardi e Paolo Tomassone". Così Carlo Griseri inizia la recensione del nostro documentario sugli Indignados su CinemaItaliano.info, aggiungendo: "Rimetti a noi i nostri debiti", con un ritmo sostenuto e un montaggio riuscito, propone un quadro definito di quella giornata e di ciò che c'è (c'era?) dietro: per non dimenticare e per continuare a chiedere".
Ricordiamo che il documentario è sempre visibile online sul nostro canale youtube: è sufficiente cliccare qui.
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sabato 15 ottobre 2011
Roma, Indignados - Chi vuole la violenza?
Scommettiamo che non ne arresteranno neanche uno?
O che finirà tutto a tarallucci e vino? A Roma, stamattina, alcuni volontari distribuivano dei fogli con un decalogo di consigli da seguire in caso di disordini e violenze. Un decalogo decisamente ansiogeno, con suggerimenti del tipo "scrivete sul vostro braccio il numero di un avvocato". Così, per prepararsi al peggio nel caso dovessero fermarvi durante i disordini. Insomma, disordine doveva essere e disordine è stato. Ma per chi , come noi, si è unito al corteo dall'inizio, risulta davvero stranissimo riuscire a capire come abbiano fatto 500 - CINQUECENTO - black bloc a eludere la maglia fittissima della Polizia, che di fatto faceva da cordone lungo tutto il tragitto, impedendo a chiunque di uscire dal percorso o di entrarvi da ingressi non consentiti, prendendo la testa del corteo. E invece lo hanno fatto in 500.
Per ore, sin dal primo mattino, abbiamo fatto interviste, parlato a lungo con i manifestanti, abbiamo raccolto le loro storie e ascoltato i loro racconti, tutti carichi di speranze per un Paese migliore. Tutti concordi nel bandire qualunque tipo di violenza. Chi ha fatto tutto quel casino non ha niente a che fare con gli indignados. Con chi ha a che fare, quindi?





O che finirà tutto a tarallucci e vino? A Roma, stamattina, alcuni volontari distribuivano dei fogli con un decalogo di consigli da seguire in caso di disordini e violenze. Un decalogo decisamente ansiogeno, con suggerimenti del tipo "scrivete sul vostro braccio il numero di un avvocato". Così, per prepararsi al peggio nel caso dovessero fermarvi durante i disordini. Insomma, disordine doveva essere e disordine è stato. Ma per chi , come noi, si è unito al corteo dall'inizio, risulta davvero stranissimo riuscire a capire come abbiano fatto 500 - CINQUECENTO - black bloc a eludere la maglia fittissima della Polizia, che di fatto faceva da cordone lungo tutto il tragitto, impedendo a chiunque di uscire dal percorso o di entrarvi da ingressi non consentiti, prendendo la testa del corteo. E invece lo hanno fatto in 500.
Per ore, sin dal primo mattino, abbiamo fatto interviste, parlato a lungo con i manifestanti, abbiamo raccolto le loro storie e ascoltato i loro racconti, tutti carichi di speranze per un Paese migliore. Tutti concordi nel bandire qualunque tipo di violenza. Chi ha fatto tutto quel casino non ha niente a che fare con gli indignados. Con chi ha a che fare, quindi?
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| (Foto Stefania Spezzati) |

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| (Foto Stefania Spezzati) |
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| (Foto Stefania Spezzati) |
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| (Foto Stefania Spezzati) |
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| (Foto Stefania Spezzati) |
venerdì 14 ottobre 2011
"Questo testo appartiene al popolo..."
Sul Sole24Ore di oggi, Christian Rocca anticipa i contenuti politici ed economici del testo che verrà presentato in giornata a New York dagli esponenti del movimento "Occupy Wall Street".
«Questo testo appartiene al popolo americano». Con qualche enfasi, i ragazzi di Occupy Wall Street sono a un passo dal presentare la prima bozza del loro programma economico, un misto di ricette socialiste europee (welfare dalla culla alla tomba, scuola e università gratuite per tutti), di slogan populisti contro banche, grandi aziende e super ricchi (cancellazione dei debiti, riduzione delle tasse per il 99% degli americani, super aliquote per l'1% dei privilegiati e per i capital gain), di scontate posizioni pacifiste (no alle guerre, abolizione del Pentagono) e di improbabili raccomandazioni di ogni genere e tipo (compresa la sottrazione dei figli ai genitori incapaci di garantire un'educazione adeguata a una non meglio precisata «moralità universale»).
La bozza del Nuovo Statuto Economico del Popolo Americano, «espressione della volontà popolare», «creata da e per il 99%» con un documento di Google lungo 72 pagine letto dal Sole 24 Ore, sarà presentata oggi a New York. Il documento finale sarà ratificato dagli occupanti di Wall Street il 20 novembre, dopo una serie di passaggi che prevedono la continuazione del dibattito, la presentazione di una seconda bozza il 28 ottobre e la stesura del testo finale due giorni prima di un voto popolare che non si sa ancora se sarà telematico oppure nel corso di un'Assemblea generale del movimento in Zuccotti Park.
(...)
La piattaforma dei ragazzi di Zuccotti Park può vantare una partecipazione collettiva e dinamica secondo il principio del crowd sourcing, lo stesso stile di Wikipedia. Le regole per l'elaborazione del documento, bene in vista all'inizio del testo, sembrano dare torto agli intellettuali di New Republic, perché dicono che «le proposte non devono interferire con l'efficiente funzionamento dell'economia di mercato, dello spostamento dei capitali, degli incentivi agli inventori, agli imprenditori, ai consumatori, ma a condizione che siano garantiti i servizi sociali minimi e vere opportunità per il popolo americano».
Leggi tutto l'articolo.
Right Here All Over (Occupy Wall St.) from Alex Mallis on Vimeo.
«Questo testo appartiene al popolo americano». Con qualche enfasi, i ragazzi di Occupy Wall Street sono a un passo dal presentare la prima bozza del loro programma economico, un misto di ricette socialiste europee (welfare dalla culla alla tomba, scuola e università gratuite per tutti), di slogan populisti contro banche, grandi aziende e super ricchi (cancellazione dei debiti, riduzione delle tasse per il 99% degli americani, super aliquote per l'1% dei privilegiati e per i capital gain), di scontate posizioni pacifiste (no alle guerre, abolizione del Pentagono) e di improbabili raccomandazioni di ogni genere e tipo (compresa la sottrazione dei figli ai genitori incapaci di garantire un'educazione adeguata a una non meglio precisata «moralità universale»).
La bozza del Nuovo Statuto Economico del Popolo Americano, «espressione della volontà popolare», «creata da e per il 99%» con un documento di Google lungo 72 pagine letto dal Sole 24 Ore, sarà presentata oggi a New York. Il documento finale sarà ratificato dagli occupanti di Wall Street il 20 novembre, dopo una serie di passaggi che prevedono la continuazione del dibattito, la presentazione di una seconda bozza il 28 ottobre e la stesura del testo finale due giorni prima di un voto popolare che non si sa ancora se sarà telematico oppure nel corso di un'Assemblea generale del movimento in Zuccotti Park.
(...)
La piattaforma dei ragazzi di Zuccotti Park può vantare una partecipazione collettiva e dinamica secondo il principio del crowd sourcing, lo stesso stile di Wikipedia. Le regole per l'elaborazione del documento, bene in vista all'inizio del testo, sembrano dare torto agli intellettuali di New Republic, perché dicono che «le proposte non devono interferire con l'efficiente funzionamento dell'economia di mercato, dello spostamento dei capitali, degli incentivi agli inventori, agli imprenditori, ai consumatori, ma a condizione che siano garantiti i servizi sociali minimi e vere opportunità per il popolo americano».
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| Cresce la protesta a Roma in attesa della manifestazione di domani (Fonte: Il Post) |
mercoledì 12 ottobre 2011
15 october 2011: People of the World, Rise up!
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