venerdì 10 febbraio 2012
Trenitalia, neve: Leggendario botta-risposta tra giornalista e pendolare
L'ingrato mestiere del cronista/giornalista Tolau durante calamità naturali come le nevicate di febbraio 2012 che hanno paralizzato l'Italia
giovedì 9 febbraio 2012
Narrare la crisi
Su Nazione Indiana, il saggista Lanfranco Caminiti, ricostruisce le narrazioni filmiche e letterarie precedenti e contemporanee alla crisi economico-finanziaria americana. Solo la presenza di simili narrazioni - è la tesi dell'autore - è in grado di costruire un'immagine accessibile, davvero pubblica, della crisi finanziaria, mobilitando immaginazione e affetti, oltre che pretese contabilità economiche e imperativi politici.
Noi europei, noi italiani, non abbiamo avuto una narrazione della crisi finanziaria. Forse sta qui uno dei motivi per cui un movimento come quello di Occupy Wall Street rimane inconcepibile. Noi europei, noi italiani, non abbiamo avuto esperienza della crisi finanziaria, e senza esperienza non c’è narrazione. La crisi finanziaria è rimasta confinata tra i tecnici, nell’inner circle, gente che va e viene tra incarichi pubblici e consigli di amministrazione privati di banche o fondi di investimento.
L’introduzione di termini tecnici, a volte paradossale, a volte grottesca, come quella dello spread, nel linguaggio giornalistico prima e nella chiacchiera pubblica dopo, non ha modificato questa realtà, anzi l’ha resa ancora più impermeabile, più distante. Lo spread non comunica nulla, se non un dato che sembra oggettivo e bizzarro come il tempo: accanto alle informazioni meteo, le televisioni e i quotidiani vanno introducendo le informazioni spread. Lo spread non appartiene alla nostra esperienza umana quotidiana, a meno di non essere uno che tutti i giorni interviene sul mercato secondario dei titoli.
La continua reiterazione dei movimenti dello spread ha finito per uccidere qualsiasi narrazione possibile. Forse, è proprio questo il punto: l’informazione, ossessiva, espropria la narrazione. Siamo inzeppati di analisi, grafici, ragionamenti, statistiche e sequenze, ma piuttosto di facilitarci nel comunicare qualcosa, una qualsiasi esperienza, questa mole di dati diventa disumana, un paesaggio di macerie, una voragine. Non ci sono eroi, nello spread, non ci sono codardi, non ci sono passioni, amori, tradimenti. Lo spread non potrà mai essere un personaggio. E senza personaggi non ci sono storie.
Penso alla più recente prosa di Eugenio Scalfari [repubblica.it del 16 gennaio 2012], tipo: «Il Tesoro tuttavia, come la stessa Bce ha suggerito e dal canto nostro abbiamo raccomandato, dovrebbe aumentare il numero dei titoli in scadenza a breve durata, che il mercato vede con favore. Dovrebbe altresì azzerare il fabbisogno con un’operazione che rientra agevolmente nelle sue attuali capacità». Per chi scrive Scalfari? Chi è il lettore di Scalfari? Monti, Draghi, Vittorio Grilli? L’inner circle? Davvero esiste una narrazione comune, sociale – si può essere insieme narratori e lettori – che passa attraverso la differenza che andrebbe sollecitata tra le emissioni e i rendimenti dei titoli a breve, media e lunga scadenza?
Leggi tutto il saggio breve su Nazione Indiana: "Di cosa scriviamo quando scriviamo di crisi".
Noi europei, noi italiani, non abbiamo avuto una narrazione della crisi finanziaria. Forse sta qui uno dei motivi per cui un movimento come quello di Occupy Wall Street rimane inconcepibile. Noi europei, noi italiani, non abbiamo avuto esperienza della crisi finanziaria, e senza esperienza non c’è narrazione. La crisi finanziaria è rimasta confinata tra i tecnici, nell’inner circle, gente che va e viene tra incarichi pubblici e consigli di amministrazione privati di banche o fondi di investimento.
L’introduzione di termini tecnici, a volte paradossale, a volte grottesca, come quella dello spread, nel linguaggio giornalistico prima e nella chiacchiera pubblica dopo, non ha modificato questa realtà, anzi l’ha resa ancora più impermeabile, più distante. Lo spread non comunica nulla, se non un dato che sembra oggettivo e bizzarro come il tempo: accanto alle informazioni meteo, le televisioni e i quotidiani vanno introducendo le informazioni spread. Lo spread non appartiene alla nostra esperienza umana quotidiana, a meno di non essere uno che tutti i giorni interviene sul mercato secondario dei titoli.
La continua reiterazione dei movimenti dello spread ha finito per uccidere qualsiasi narrazione possibile. Forse, è proprio questo il punto: l’informazione, ossessiva, espropria la narrazione. Siamo inzeppati di analisi, grafici, ragionamenti, statistiche e sequenze, ma piuttosto di facilitarci nel comunicare qualcosa, una qualsiasi esperienza, questa mole di dati diventa disumana, un paesaggio di macerie, una voragine. Non ci sono eroi, nello spread, non ci sono codardi, non ci sono passioni, amori, tradimenti. Lo spread non potrà mai essere un personaggio. E senza personaggi non ci sono storie.
Penso alla più recente prosa di Eugenio Scalfari [repubblica.it del 16 gennaio 2012], tipo: «Il Tesoro tuttavia, come la stessa Bce ha suggerito e dal canto nostro abbiamo raccomandato, dovrebbe aumentare il numero dei titoli in scadenza a breve durata, che il mercato vede con favore. Dovrebbe altresì azzerare il fabbisogno con un’operazione che rientra agevolmente nelle sue attuali capacità». Per chi scrive Scalfari? Chi è il lettore di Scalfari? Monti, Draghi, Vittorio Grilli? L’inner circle? Davvero esiste una narrazione comune, sociale – si può essere insieme narratori e lettori – che passa attraverso la differenza che andrebbe sollecitata tra le emissioni e i rendimenti dei titoli a breve, media e lunga scadenza?
Leggi tutto il saggio breve su Nazione Indiana: "Di cosa scriviamo quando scriviamo di crisi".
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| Fonte: The poster art of Occupy Wall Street |
martedì 7 febbraio 2012
Anonymous minaccia i black bloc
Anonymous, il collettivo di hacktivists operativo da qualche anno e reso celebre da alcuni attacchi informatici di successo anche nel nostro Paese, questa volta se la prende con il cosiddetto black bloc. In un video caricato online qualche giorno fa, minaccia il blocco nero di possibili ritorsioni in caso di tentativi di infiltrazione nelle manifestazioni di Occupy in giro per il globo, come accaduto a Roma il 15 ottobre scorso.
Secondo Anonymous, le manifestazioni pacifiche degli indignados hanno avuto ripercussioni economiche molto maggiori rispetto a qualsiasi atto di vandalismo del black bloc. Vandalismo che provoca solo danni inutili e spesso ha come obiettivo persone del tutto innocenti (gli impiegati di una banca, ad esempio). Il sospetto di Anonymous è che dietro il blocco si nascondano "agenti provocatori". Di qui l'avvertimento: lasciate stare tutto ciò che riguarda Occupy o non dimenticheremo. (Fonte: Il mensile di Emergency)
Secondo Anonymous, le manifestazioni pacifiche degli indignados hanno avuto ripercussioni economiche molto maggiori rispetto a qualsiasi atto di vandalismo del black bloc. Vandalismo che provoca solo danni inutili e spesso ha come obiettivo persone del tutto innocenti (gli impiegati di una banca, ad esempio). Il sospetto di Anonymous è che dietro il blocco si nascondano "agenti provocatori". Di qui l'avvertimento: lasciate stare tutto ciò che riguarda Occupy o non dimenticheremo. (Fonte: Il mensile di Emergency)
lunedì 6 febbraio 2012
Il rap del pendolare
Febbraio 2012. Continua l'odissea del pendolari. Ecco il "rap del pendolare" delle Officine Tolau.
C'era una volta la classe media
Dimitris Pavlópulos ha una pensione di 550 euro al mese e spende mensilmente 150 euro in medicine. Il taglio alle sovvenzioni per i farmaci lo obbliga a scegliere tra comprare un litro di latte (1,5 euro) o una medicina per curare la sua malattia. Affrontare entrambe le spese è impossibile.
Manuel G. è un disoccupato di lungo corso che ha nostalgia dei mille euro che guadagnava all'inizio della crisi. Ha perso il lavoro di impiegato tre anni fa, e ormai non gli spetta più il sussidio di disoccupazione. Non potendo tornare a casa dai genitori, vive in una stanza in affitto, frequenta la mensa per i poveri e indossa i vestiti regalati da una ong.
Sono le vittime della crisi, persone che appena cinque anni fa appartenevano alla classe media o medio-bassa e che oggi sono i nuovi poveri. Devono scegliere tra un pasto caldo o il riscaldamento, tra la sopravvivenza e il pagamento dell'ipoteca. Hanno cancellato il concetto di povertà legata ai mendicanti. Oggi, sempre di più, la povertà si associa alla normalità. "I volontari di ieri sono gli assistiti di oggi", spiega Jorge Nuño, segretario generale di Caritas Europa.
Leggi tutto l'articolo tratto da El Pais su Presseurope.
Manuel G. è un disoccupato di lungo corso che ha nostalgia dei mille euro che guadagnava all'inizio della crisi. Ha perso il lavoro di impiegato tre anni fa, e ormai non gli spetta più il sussidio di disoccupazione. Non potendo tornare a casa dai genitori, vive in una stanza in affitto, frequenta la mensa per i poveri e indossa i vestiti regalati da una ong.
Sono le vittime della crisi, persone che appena cinque anni fa appartenevano alla classe media o medio-bassa e che oggi sono i nuovi poveri. Devono scegliere tra un pasto caldo o il riscaldamento, tra la sopravvivenza e il pagamento dell'ipoteca. Hanno cancellato il concetto di povertà legata ai mendicanti. Oggi, sempre di più, la povertà si associa alla normalità. "I volontari di ieri sono gli assistiti di oggi", spiega Jorge Nuño, segretario generale di Caritas Europa.
Leggi tutto l'articolo tratto da El Pais su Presseurope.
venerdì 3 febbraio 2012
Siberia emiliana
Terzo giorno di Siberia emiliana. Andata su rotaia da Modena a Bologna, ritorno in corriera da Bologna a Modena via Bazzano (non esiste linea diretta) grazie al "piano neve" di Trenitalia che praticamente consiste in un diluvio di cancellazioni di treni da e per Bologna e ritardi in continua evoluzione. Come natura vuole.
giovedì 2 febbraio 2012
La felicità del pendolare sotto la neve
E Repubblica.it decise di raccontare "la felicità del pendolare sotto la neve": una giornata di ordinaria follia in cui le Officine Tolau, nelle vesti di indomiti pendolari, affrontano la trasferta da Modena a Bologna. Autobus con porte che rimangono aperte, treni con porte che non si chiudono, treni cancellati e ritardi di 4 ore e mezzo. E per fortuna che alla fine è arrivata sera.
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