martedì 25 dicembre 2012

mercoledì 19 dicembre 2012

Federica Di Padova vs Giuditta Pini

Intervista doppia a Giuditta Pini, segretaria provinciale dei Giovani Democratici di Modena, e Federica Di Padova, segretaria cittadina sempre dei GD.


sabato 15 dicembre 2012

Insieme a te non ci sto più

Breve viaggio nella crisi della finanza, alla ricerca della banca che vorremmo. In collaborazione con Fiba Cisl Modena.


Il trailer:

giovedì 13 dicembre 2012

Quando finisce un amore

Quando finisce un amore, finisce. Beppe Grillo espelle dal Movimento 5 stelle la consigliera comunale di Bologna, Federica Salsi.


venerdì 16 novembre 2012

Partito Pirata: "Noi con Grillo? Mai dire mai..."

Il 17 e 18 Novembre i "pirati" e rappresentanti dei Partiti Pirata d'Europa si incontrano a Roma, per parlare della pianificazione della campagna elettorale comune nel 2014, della visione economica e politica congiunta del movimento pirata e di un'installazione paneuropea di Liquid Feedback. (QUI tutti i dettagli della due-giorni).  Raccontiamolo, allora, questo Partito Pirata.

Per raccontare il Partito Pirata italiano mi sono affidato a Daniele Monteleone (delegato al Consiglio Europeo dei Partiti Pirata), che ha fatto da mediatore con l'assemblea, a cui sono state sottoposte le domande.

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Quali sono, in estrema sintesi, i principali obiettivi del Partito Pirata?
Ci siamo formati alla difesa di diritti civili dei quali i nostri legislatori si sono scordati: il diritto alla segretezza della corrispondenza manca non solo nell'Internet, ma anche in ogni cellulare. Da quando non usiamo più carta e penna abbiamo accettato di non esercitare più tale diritto umano, civile e costituzionale, come se fosse necessario o ragionevole.
Ci siamo formati a combattere l'abuso dei diritti d'autore, usati per legittimare la mancata segretezza della comunicazione, usati per limitare la creatività e l'accesso alla cultura, ma anche per vietare la pubblicazione di documenti compromettenti in politica.
Ci siamo formati a combattere l'intrasparenza politica e per migliorare la democrazia e, alla ricerca di un tale miglioramento, abbiamo scoperto la democrazia liquida e abbiamo addirittura sviluppato gli strumenti per realizzarla.
Ci siamo accorti che gli strumenti che abbiamo sviluppato possono servire a combattere l'intrasparenza e la corruzione nella politica a livello mondiale. Tutti i grandi problemi che vediamo nel mondo, quelli economici, quelli ambientali, fondamentalmente provengono dall'ingiustizia e dalla corruzione. Combattendo per un modo onesto e veramente democratico di fare politica, arriveremo anche più facilmente ad una soluzione economica ed ambientale sostenibile, per vivere a lungo ed in prosperità su questo pianeta, con dignità, sicurezza e libertà per ognuno.

In Italia non siete ancora molto conosciuti, a differenza dei vostri colleghi tedeschi. Qual è secondo voi il motivo? E' solo questione di tempo?
In realtà siamo più giovani dei fratelli tedeschi,pur essendo nati prima. La differenza è che sino a poco tempo fa non ritenevamo di spenderci direttamente in politica, ma di limitarci a fare pressione sui politici. Questo ha portato un ritardo notevole nello sviluppo del Partito.

Avete mai tracciato un ipotetico identikit del vostro elettore? Età, sesso, zona geografica, professione, scolarizzazione ecc?
Certamente. L'età è oltre i diciotto anni, per il resto direi tutti coloro che sono stanchi del modello sociale nel quale viviamo, desiderano un maggior coinvolgimento e si rendono conto che essere fatalisti ed affidare il proprio futuro ad altri è penalizzante, ci porta ad una degenerazione del senso civico, della solidarietà e della condivisione di un mondo che è unico per tutti. I sondaggi in Germania dicono che il Partito Pirata non è di nicchia, credo che valga anche per noi.

Il partito Pirata si sta organizzando in vista delle elezioni politiche del 2013 con propri candidati?
Ci stiamo provando, certo che i paletti e la burocrazia con cui si difendono gli attuali partiti detentori del potere rendono la cosa molto difficile. Comunque è e sarà esperienza e ce la stiamo mettendo tutta.

Esiste la possibilità di una alleanza con il MoVimento 5 Stelle a livello nazionale? 
Mai dire mai, i risultati della democrazia diretta non sono prevedibili. Alle attuali condizioni e decisioni assembleari lo escluderei, dato che siamo decisamente su piani diversi di partecipazione, condivisione, metodologia e spesso su contenuti che non sempre ci paiono coerenti. Tutti hanno diritto di cambiare idea, ma alcune espresse e poi modificate paiono un voler seguire il vento piuttosto che governarlo.

Quali sono i temi e le politiche che vi accomunano con il MoVimento 5 Stelle? Quali vi dividono?
Ci uniscono la richiesta di trasparenza della pubblica amministrazione, diritto di accesso e partecipazione diffusa. Ci dividono tutte le questioni - per noi fondamentali - riguardo la privacy, i diritti civili e lo stato di diritto.

Grillo ha depositato il marchio "Pirati a cinque Stelle". Secondo la stampa, temeva un'alleanza tra voi e i "frondisti" emiliani del M5S. Lei cosa ne pensa?
Devo dire che è abbastanza difficile per noi riuscire a spiegare che, ponendoci in modo diverso nei confronti della politica e credendo in un modo diverso di fare politica e governare, non siamo propensi ad utilizzare vecchi metodi di politica. Si figuri che osteggiamo il copyright, quindi chiunque può fregiarsi del termine pirata, purché non pretenda di parlare in nostro nome, non pretenda di sostituirsi a noi. Siamo tutti pirati e signori, come diceva una nota canzone di qualche anno fa.

Esistono contatti ufficiali tra il Partito Pirata e Giovanni Favia? E con Valentino Tavolazzi?
Se qualcuno chiede aiuto, cerchiamo di accontentarlo. Riguarda Favia esattamente come riguarda altre forze politiche democratiche. Se ne parla poco, perché fa poca notizia, ma i pirati hanno aiutato anche la Lista Marano-Fava ad allestire Liquid FeedBack, in occasione della loro campagna per le regionali in Sicilia.

A Ferrara avete presentato "Liquid feedback". Credete che potrà davvero essere uno strumento per mettere in atto la democrazia diretta?
Liquid feedback è sicuramente uno strumento che, applicando l'algoritmo del metodo Schulze di calcolo del peso del singolo voto, porta a votazioni soddisfacenti. Importante anche la distinzione tra democrazia diretta e liquida. La democrazia diretta non è realizzabile ad uso quotidiano.
Comunque non dobbiamo dimenticare l'analfabetismo digitale, perciò allo strumento digitale dovremo affiancare coinvolgimenti diretti e reali con assemblee locali, consapevoli che il successo inciderà sul modo di fare politica e governo.

Siete favorevoli all'uscita dall'euro?
Il Partito Pirata non ha alcuna posizione sull'uscita dall'euro. Tutto quello che riguarda la politica economica è in gran parte indeterminato nelle risoluzioni assembleari. Siamo comunque orgogliosi di avere avviato un dibattito di intelligenza collettiva su questi argomenti per trovare soluzioni democratiche ai problemi che affliggono il Paese.

In che modo l'Italia, e più in generale le democrazie occidentali, possono provare ad uscire dalla crisi economica?
(A questa domanda risponde Daniele Monteleone in qualità di delegato al Consiglio Europeo dei Partiti Pirata). Stiamo lavorando congiuntamente con gli altri Paesi Europei. Infatti nel summit che ci sarà a Roma il 17-18 Novembre del Partito Pirata Europeo si discuterà anche la questione crisi economica con i nostri rappresentanti politici e altri ospiti autorevoli come Boldrin.

Per quale motivo il Partito Pirata ha questo nome?
Molto semplicemente abbiamo pensato di anticipare l'appellativo che c'avrebbero dato eventuali interlocutori. Siamo nati per impedire che Internet sia ridotta a un supermercato, privandola della libertà di condivisione delle idee e delle informazioni. Siamo convinti che la Rete sia il mezzo col quale si possa realizzare uno sviluppo sociale più equo e solidale, una nuova società che rispetti l'individuo allo stesso modo, qualunque sia la sua condizione di razza, di credo, di sesso o finanziaria.

Come si diventa soci, o simpatizzanti, o tesserati del Partito Pirata?
Simpatizzanti si diventa condividendone gli obiettivi, soci e tesserati lo si diventa certificando l'unicità dell'iscrizione, dato che il principio "una testa un voto" implica che non ci si possa iscrivere più volte, questo per onestà e per poter partecipare lealmente all'Assemblea Permanente.

Esistono già sedi locali del Partito Pirata? O l'organizzazione è totalmente su web? 
Si, ci sono sedi locali e ogni giorno cerchiamo di aprirne di nuove. Come pirati le sedi possono essere le più varie, dall'abitazione privata, al bar e alla sala comunale, i pirati si riuniscono dove più è comodo, hanno ben poche sedi fisse.

Esiste un "segretario" del partito, così come nei partiti tradizionali?  O l'organizzazione è totalmente diversa? 
L'organizzazione è assolutamente orizzontale. Fatte salve le responsabilità di legge, nessuno è più pirata di un'altro e non ci sono figure preminenti. Non abbiamo leader, ma solo pirati che propongono, votano o applicano le decisioni assembleari. Il software che utilizziamo per l'Assemblea Permanente ci permette di delegare chi crediamo più competente, ma ci permette anche di cambiare istantaneamente la delega o intervenire personalmente quando il delegato non rispecchia o crediamo non rispecchi più la nostra idea. Questo fa si che ci sia la massima libertà individuale d'esprimere il nostro voto, che è vincolante.

mercoledì 19 settembre 2012

"Rimetti a noi i nostri debiti": il nostro documentario proiettato a Parigi al "Festival Les Indignés"

A Parigi domani si chiude il "Festival Les Indignés", tre giorni dedicati all'analisi del fenomeno politico degli "Indignados". Alla "Maison des métallos",  nel centro della capitale francese, si sono susseguiti incontri, proiezioni pubbliche di film e documentari, mostre fotografiche e convegni per fare un bilancio di quello che è stato il primo grande movimento planetario di protesta, e che ancora in questi giorni riempie le pagine dei giornali. La questione del debito, infatti, è ben lontana dall'essere risolta e, nel corso del 2012, è drammaticamente peggiorata.
Il nostro documentario "Rimetti a noi i nostri debiti" è stato ospite ufficiale della rassegna, ed è stato proiettato no-stop durante tutto la durata del festival all'interno del grande padiglione dedicato alle mostre fotografiche. Una bella soddisfazione, per noi, che al movimento abbiamo dedicato anche in seguito una serie di approfondimenti. A Parigi è stata proiettata la versione doppiata in francese, grazie alla preziosa collaborazione di Barbara Lombardi e Fabrizio De Gennaro, ai quali va il nostro ringraziamento.


venerdì 24 agosto 2012

Ho voluto la bicicletta e ora governo Parma giocando a shanghai

Sul Venerdì di Repubblica oggi in edicola, un'intervista di Stefano Aurighi al neo sindaco di Parma Federico Pizzarotti sui primi tre mesi di esperienza amministrativa (qui l'articolo originale).


Federico Pizzarotti (Foto Aurighi)
Due mesi per fare la giunta? "Un metodo esportabile". Il buco da ripianare? "Come per i mutui, una rata alla volta"... L'inceneritore? Un vero rebus. Il sindaco a 5 stelle racconta i suoi primi cento giorni, "lunghi 15 anni"

di STEFANO AURIGHI

 PARMA. Gli elettori gli chiedono la rivoluzione e lui, per ora, ha comperato la bicicletta per spostarsi in città: "È sicuramente il gesto più grillino che abbia fatto. Il Comune risparmia soldi e a me serve per avere il polso della situazione quando parlo con i cittadini che incontro nelle strade. Mica posso basarmi su quello che scrivono i giornali". Eletto a furor di popolo sindaco di Parma con il 60 per cento dei voti nelle liste del MoVimento 5 Stelle lo scorso 21 maggio, Federico Pizzarotti si tormenta i capelli irrigiditi dal gel. Lavora anche nel weekend e sono saltate le ferie a New York: "Sono passati tre mesi, è vero, ma per l'impegno che ci vuole sembrano quindici anni". Solo per fare la giunta, ci ha messo due mesi: "Ma non è detto che sia un male. Vedrà che si rivelerà un metodo esportabile" prova a rispondire lui.

 C'è da capirlo, fare il sindaco ha poco a che fare con la rivoluzione, molto di più con l'asfaltatura delle strade. Se poi ti eri presentato come il paladino della nuova politica, della finanza pulita e dell'ambiente incontaminato, le cose si complicano. Eh sì, perché a Parma c'è da ripianare un buco finanziario di 850 milioni di euro lasciato in eredità dalle precedenti amministrazioni. Alle porte della città, poi, la multiutility Iren sta costruendo quell'inceneritore che gli elettori non vogliono e su cui Pizzarotti ha giocato tutta la campagna elettorale.

 Aveva promesso di provare a non farlo accendere, ma sarà dura: "La cosa che chiedono di più i cittadini è la manutenzione: la buca, la strada, il lampione" conferma. E sa perfettamente che le promesse a cinque stelle, imbrigliate nelle regole dell'amministrazione, rischiano di rimanere parole al vento. Ma non capitola e detta la linea: "Qui, prima, si era orientati a progetti, costruzioni, cose nuove. Adesso bisogna indirizzarsi a sistemazione, preservazione, ristrutturazione".

 E poi ti sorprende con l'ottimismo inedito, e un tantino azzardato, della "variante shanghai": "Ho fatto tante volte l'esempio del gioco dello shanghai. Devi sfilare una bacchettina alla volta, perché prendere tutto in blocco o agitarsi può solo causare danni. Invece prima sblocchi un lavoro, poi ti si libera uno stabile, si chiude un discorso, finisce un debito e magari si chiude una società di quelle strumentali". Un lento gioco d'equilibrio, insomma, che applicato all'urgenza delle questioni parmigiane rischia di aggravare la situazione, come nel caso dell'inceneritore. Iren, infatti, vuole terminare la costruzione e collaudare l'impianto entro dicembre, termine ultimo per non perdere 40 milioni di euro di incentivi del decreto Romani. Gli operai lavorano senza sosta, anche in agosto, perché i tempi stringono. La giunta Pizzarotti, dal canto suo, ha messo campo un esperto che sta studiando l'iter che ha portato alla realizzazione dell'inceneritore "per capire se il processo è stato corretto" e costringere eventualmente Iren a sospendere i lavori. L'ultima carta da giocare sarebbe la rescissione del contratto, un'opzione che costerebbe al Comune una maxi penale di 180 milioni di euro: un elefante che potrebbe sedersi sullo shanghai del sindaco e che porterebbe il debito intorno al miliardo di euro.

 Ma è proprio qui che Pizzarotti ti sorprende di nuovo, perché quando gli chiediamo "come si fa a riempire un buco di 850 milioni di euro?", prima risponde testualmente che "la domanda è mal posta" e poi si dilunga a spiegare, con precisione scolastica, che ogni debito "è fatto di tante componenti, intanto ci sono gli investimenti, i beni patrimoniali e le partecipazioni...". Sì, ma il buco nel bilancio? La politica nazionale guarda a Parma proprio per capire come se la caverà il Movimento di Grillo con un debito di questa portata. Un sistema che funzionasse lì, infatti, potrebbe funzionare ovunque. Il sindaco giura che la ricetta grillina c'è e la illustra così: "Faccio un esempio, io ho investito e ho speso dei soldi, insomma ho contratto un mutuo. Ma se ho fatto un mutuo per la casa, ovviamente non posso estinguerlo in un giorno. Quindi quello che mi serve davvero non è il totale della somma del mutuo, ma è la rata per pagarlo un po' alla volta".

In definitiva: "Quello che ci occorre adesso, e che stiamo recuperando, sono le risorse per le spese correnti e per ammortizzare il debito", e si spera che a Parma basti per evitare il default. Di sicuro, per recuperare denaro, Pizzarotti avrà bisogno di tagliare. In questi primi tre mesi ha ridotto del 10 per cento il suo compenso e quelli del vicesindaco e presidente del consiglio comunale, ha tagliato i posti auto gratuiti per i consiglieri comunali e ha abolito i biglietti omaggio a teatro per consiglieri comunali e assessori. Provvedimenti di "matrice grillina" rivendica Pizzarotti (anche se ormai abbastanza diffusi), utilissimi sul fronte del consenso, certamente non così determinanti su quello della sostanza, come nel caso dell'utilizzo della bicicletta in città al posto dell'auto blu: "Non ho rinunciato del tutto all'auto di servizio, perché se devo andare in altre città non ci vado in bicicletta" spiega. "Il costo annuo delle precedenti amministrazioni per autisti e auto era di circa 250mila euro. Stiamo valutando di avere una sola macchina a disposizione di sindaco e giunta, guidata da personale comunale, spendendo in totale 20-30mila euro l'anno". Gesto nobile, si recuperano più di 200 mila euro, ma la rivoluzione grillina è lontana.

Già, Grillo. Cosa pensa del suo pupillo parmigiano? "Ogni tanto ci sentiamo, c'è qualche battuta via sms con lui, messaggi di incoraggiamento in cui mi dice di tenere duro e che, se serve una mano, loro ci sono". Tutto qui? Ma andiamo... Lui giura: è un rapporto sporadico e "mediato" dal cellulare. Così come con Gianroberto Casaleggio, il guru del MoVimento che si occupa della comunicazione. Come per tutti i grillini, anche Pizzarotti ha l'ossessione del rapporto con i giornalisti (una sola intervista televisiva, concessa a un'emittente locale, e poi più niente, men che meno a pagamento), accusati di dare una lettura distorta delle cose. Secondo il primo cittadino, nel sistema dei media tutto converge intorno a un solo messaggio: "Se i grillini a Parma faranno male, ok, li abbiamo sbaragliati. Se lì faranno bene, sarà un bel un problema".

 E qui si arriva al nocciolo della questione grillina: "Quello che serve è un rapporto diretto con il cittadino per dare l'idea di quello che l'amministrazione sta facendo" sottolinea Pizzarotti. "Sul nostro canale YouTube c'è la diretta del consiglio comunale. E carichiamo anche i video delle nostre conferenze stampa". Una fiducia smisurata nel web, che ora sarà usato per calare una carta che Pizzarotti considera rivoluzionaria: "Abbiamo appena inaugurato la "registrazione forte" sul sito del Comune di Parma. Con la carta di identità inserisci i dati anagrafici e io so per certo che sei proprio tu. Sulla base di questo ti diamo la possibilità di commentare il nostro lavoro. Ti offro la comunicazione diretta e tu ti fai la tua idea. Poi, la puoi anche leggere sul giornale nazionale, ma ti fai la tua idea". È l'embrione del famoso "un clic, un voto" tanto caro a Grillo, però - gli facciamo notare - scarsamente applicato persino sul portale nazionale del MoVimento. Pizzarotti allarga le braccia, ma rivendica l'obiettivo: in fondo, è solo un'altra bacchetta da spostare.

giovedì 23 agosto 2012

Monti, quando le buone intenzioni rimangono al palo

"I nostri sforzi saranno indirizzati a risanare la situazione finanziaria, a riprendere il cammino della crescita in un quadro di accresciuta attenzione all'equità sociale. Lo dobbiamo ai nostri figli. Dobbiamo dare loro un futuro concreto di dignità e di speranza". 

Le parole sono di Mario Monti. Sono quelle pronunciate a novembre 2011, quando in diretta Tv il premier tracciava con chiarezza gli obiettivi del governo che si apprestava a guidare. I neretti, invece, li abbiamo messi noi, per evidenziare quanto fosse socialdemocratico, ancor prima che liberale (nelle intenzioni) il sentiero che superMario si apprestava a percorrere. Ma è andata davvero così? La natura strutturale delle riforme messe in campo non permette di giudicare oggi la ricaduta a medio termine sul Paese. C'è bisogno di tempo. Così sarà anche per i super-obiettivi del Consiglio dei Ministri previsto per domani. Bisognerà attendere gli effetti. Certo, fa sorridere l'idea che il governo pensi di azzerare il digital divide entro il 2013, al punto che sorge il dubbio che si tratti della consueta forzatura giornalistica. Non ci si è riusciti negli ultimi 15 anni, figuriamoci in pochi mesi.

L'eredità che Monti può lasciare a questo paese, proprio per raggiungere gli obiettivi della dichiarazione di novembre - è quello di un'ossatura economico-finanziaria più robusta, per affrontare l'aria grama che ci attende. Il premier, con un certo azzardo, rilascia le prime dichiarazioni di "crisi quasi finita", ma per ora i segnali sono di tutt'altro tenore. Lo spread, per capirci, sino ad ora ha dimostrato un andamento del tutto impermeabile sia al colore della guida di Palazzo Chigi, sia alle riforme messe in campo. L'export, d'altro canto, è in aumento. Si, è un parametro che garantisce ossigeno e liquidità, ma è anche l'indicatore più evidente della svalutazione dell'Euro, l'unico collante della traballante economia della vecchia Europa.

Difficile, insomma, trovare ragioni per l'ottimismo. Bisogna avere fiducia, mettiamola così. Ma bisogna averne davvero in grande quantità, anche perché, a breve, saremo chiamati a votare e tutto tornerà nelle mani della politica. Il pre-accordo sulla nuova legge elettorale dimostra che avremo di nuovo un parlamento di nominati, non di eletti. E tentativo di Monti di "...riprendere il cammino della crescita in un quadro di accresciuta attenzione all'equità sociale..."  rischia di rimanere una delle tante buone intenzioni rimaste al palo.

lunedì 30 luglio 2012

Dal cortile di casa nostra

Ogni volta che qualcuno polemizza, anche garbatamente, con te, il primo istinto è quello di rispondere. Ma immediatamente dopo subentra la ragione a ricordarti che, di solito, del botta e risposta tra te e il tuo interlocutore frega giusto a voi due. Come ben sintetizza Pinuccio, "regista neosatirico" (la definizione è sua) che da tempo impazza sul web, in questo tweet a chiusura di una scaramuccia piuttosto patetica tra Vendola e Formigoni. Quindi - Pinuccio docet - meglio lasciar perdere.



A meno che non si ritenga, a torto o a ragione, di aver qualcosa da aggiungere a una discussione di interesse un po' più generale del "io la vedo così, tu la vedi colà" tipica, appunto, degl inutili Botta & risposta. Ecco perché vale la pena dar seguito al (garbato) post di Paolo Nori che recensisce a suo modo il nostro primo lavoro "Occupiamo l'Emilia".

Ha ragione Nori: a distanza di due anni da quel docu-film, la Lega è ben lungi dall'occupare l'Emilia. Anzi, a meno che il neo-segretario Maroni non riesca a contenere l'emoraggia di un partito imploso, in futuro sarà sempre più difficile per il Carroccio anche mantenere roccaforti storiche come il Veneto o la Lombardia. Altro che occupare l'Emilia.

Tuttavia, e questo è il punto, la questione settentrionale che noi avevamo affrontato nel nostro film declinandola all'emiliana, va ben oltre la crisi leghista. Anzi, se possibile, si pone e si porrà con forza ancora maggiore proprio a causa dell'improvvisa assenza di rappresentanza politica garantita bene o male (a nostro parere, di gran lunga buona la seconda) in questi ultimi vent'anni. Una questione aggiungiamo, che riguarda milioni di persone e che, in tempi di grave crisi, rischia di assumere contorni ben più pesanti di quelli conosciuti fino ad oggi.

Ecco perchè, più che farsi prendere dalla malinconia perché "quel libro lì gli sembra un po’ un fallimento, come libro, anche senza averlo letto, poi magari è bellissimo, ma l’idea che mi dà, a me, è che sia un po’ come quei libri che prevedevano i disastri del millenium bug, o quelli che parlavano della rivoluzione del popolo viola, che poco tempo dopo, un anno dopo, due anni dopo, o anche un solo giorno dopo, a seconda dei casi, non gli viene più voglia a nessuno, di leggerli", bisognerebbe stare attenti, secondo noi.

sabato 7 luglio 2012

Quei pazzi sulle nuvole parlanti. Remix 2: 100x100


Il secondo "remix" a "Quei pazzi sulle nuvole parlanti" dedicato all'iniziativa della Comixcomunity, "Don Camillo e Peppone per la ricostruzione – 100 fumettisti per 100 mattoni". Cento disegnatori di fumetti hanno realizzato un'illustrazione su di un mattone. Ogni mattone, metafora della ricostruzione, è un'opera unica e irripetibile messa in vendita per raccogliere fondi da destinare alle persone colpite dal terremoto in Emilia del 20 e 29 maggio.

mercoledì 4 luglio 2012

Quei pazzi sulle nuvole parlanti

Direttamente dal Bonvi Parken, Modena, la cronaca di una giornata tra fumettisti, fumettari e fumettologi. Stretti tra un glorioso passato e un presente difficile, liquefatti dall'afa padana, scombussolati da improvvisi acquazzoni, ma mai domi... because comics, such as rock 'n roll, can never die.


sabato 30 giugno 2012

La badante ucraina incoraggia i terremotati italiani: "Tornate dentro casa, lì c'è la libertà"

Alina, badante ucraina in Italia da 13 anni, così parla ai terremotati a Cavezzo: "Forza, Italia!Dobbiamo tornare tutti in casa. Lasciate queste tende e andate a vivere nella vostra casa perché nella vostra casa c'è la libertà".

venerdì 22 giugno 2012

La puntata de "Il bene comune" dedicata al 'grillismo'

Lunedì 18 giugno la trasmissione "Il bene comune", condotta da Massimiliano Panarari su Studio 1, è stata dedicata al tema del MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Ospite in studio, in rappresentanza delle Officine Tolau, Stefano Aurighi, in compagnia di Fulvio Cammarano, docente di  Storia Contemporanea all'Università di Bologna, Paola Setti, giornalista de Il Giornale e Renzo Magosso.
Qui di seguito la trasmissione.

martedì 29 maggio 2012

"Rimetti a noi i nostri debiti": la recensione su CinemaItaliano.info


"Fa uno strano effetto - ed è uno dei motivi di maggiori interesse - vedere oggi, a solo pochi mesi di distanza dai fatti, un instant-doc come questo "Rimetti a noi i nostri debiti" di Stefano Aurighi, Davide Lombardi e Paolo Tomassone". Così Carlo Griseri inizia la recensione del nostro documentario sugli Indignados su CinemaItaliano.info, aggiungendo: "Rimetti a noi i nostri debiti", con un ritmo sostenuto e un montaggio riuscito, propone un quadro definito di quella giornata e di ciò che c'è (c'era?) dietro: per non dimenticare e per continuare a chiedere".
Ricordiamo che il documentario è sempre visibile online sul nostro canale youtube:  è sufficiente cliccare qui.

sabato 26 maggio 2012

Bugani (5 Stelle) e la rettifica delle intenzioni


Bugani e Grillo (Fonte immagine)
In seguito alla pubblicazione del nostro video “Una telefonata a 5 stelle”, riceviamo da Massimo Bugani, consigliere comunale a Bologna  del MoVimento 5 Stelle , questa curiosa richiesta di rettifica. La curiosità sta nel fatto che Bugani non chiede di rettificare una notizia infondata, ma  vuole negare una possibile interpretazione che alcuni potrebbero dare ai contenuti del video.

A noi, però, pare che sia solo sua:  a meno che il consigliere M5S – considerato un  "fedelissimo" del ‘lider maximo’  -  non tema che qualcun altro dei suoi  legga la dichiarazione nel video come una possibile indulgenza verso l’"eretico" per eccellenza del Movimento, Valentino Tavolazzi.
Ma questa, appunto, è una lettura che può dare solo chi è interno alle attuali fibrillazioni del movimento emiliano, non certo i lettori del nostro blog, a cui noi proponiamo semplicemente delle notizie.

Bugani, inoltre, diffida le Officine Tolau dall'usare il materiale video della sua intervista. Naturalmente non sarà Bugani a decidere che utilizzo ne faremo, per almeno due motivi: il primo è che se non voleva farsi intervistare bastava dirlo prima; la seconda è che ci ha firmato la liberatoria e, almeno fino a quando vivremo in un Paese in cui le regole non saranno stabilite da un post su un blog (per quanto importante come quello di Grillo), ma dalla legge, tanto basta.

La rettifica di Bugani:
"Si specifica che nel video dal titolo "una telefonata a 5 stelle" pubblicato dal sito www.officinetolau.blogspot.it la mia risposta non era riferita a nessuna possibile candidatura del signor Valentino Tavolazzi quale direttore generale del comune di Parma o a qualsiasi altro ruolo organizzativo e politico dello stesso Tavolazzi all'interno del Movimento 5 stelle, bensì alla possibilità che qualsiasi ex appartenente al M5S possa aiutarci (in via volontaria e senza retribuzione alcuna) al raggiungimento di un nostro obiettivo che questa persona si trovasse a condividere con noi.

Così come punti  programmatici condivisi con altre forze politiche diventano ragione di collaborazione con soggetti appartenenti ad altri gruppi consiliari, allo stesso modo siamo disposti a collaborare con tutte le persone non appartenenti al M5S, espulse o fuoriuscite dal movimento 5 stelle, che condividano una specifica battaglia con noi. Massimo Bugani"

giovedì 24 maggio 2012

Pragmatismo all'emiliana. Nonostante Beppe

Beppe Grillo sul suo blog, bibbia del MoVimento 5 stelle, continua imperterrito a lanciare anatemi contro questo o quell'esponente a lui sgradito, confermando le fratture che agitano il movimento, solo all'apparenza granitico intorno al verbo.

Il comico (ma si può ancora definire così?) genovese oggi rilancia contro il consigliere ferrarese Valentino Tavolazzi, espulso dal leader 5 stelle nel marzo scorso. Casus belli, la possibile collaborazione del fuoriuscito con il neo sindaco di Parma, Federico Pizzarotti.

Il movimento emiliano però, con maggiore pragmatismo del suo leader, certi aut aut sembra tranquillamente aggirarli, come dimostra questo video Tolau girato pochi giorni prima del ballottaggio a Parma.





Il video è presente anche sull'homepage de Il Fatto e de Linkiesta.



 


mercoledì 16 maggio 2012

Peter Gomez - Ecco perché 5 Stelle potrebbe far saltare il banco





Ballottaggi 2012 alle porte: i programmi del Pd e del MoVimento 5 Stelle hanno molte affinità. Dentro il Pd, però, verso Grillo ci sono atteggiamenti diametralmente opposti: c'è chi non lo vuol sentire neanche nominare e c'è chi lo 'studia' per capirlo. Il parere di Peter Gomez, direttore dell'edizione online del Fatto Quotidiano.

La partita decisiva si gioca a Parma dove alcuni sondaggi danno i due candidati al ballottaggio, il PD Bernazzoli e il 5stelle Pizzarotti, testa a testa. Dovesse vincere quest'ultimo, spiega Peppino Caldarola su Linkiesta, "il passaggio alla terza repubblica diventerà inevitabile".

lunedì 14 maggio 2012

Peter's Fan

A Milano per intervistare Peter Gomez, direttore del ilfatto.it, per il nostro prossimo lavoro sul Movimento 5 Stelle.





sabato 28 aprile 2012

Il doc sugli Indignados proiettato a Catania

"Rimetti a noi i nostri debiti", il nostro documentario sul movimento degli Indignados, continua a girare nelle sale del Belpaese.
Il prossimo appuntamento è fissato il 16 maggio al Centro Culture Contemporanee ZO di Catania, nell'ambito di “L’Italia che non si vede”, rassegna nazionale itinerante di cinema del reale che coinvolge più di venti città della penisola tra le quali Torino, Legnago, Milano, Carpi, Modena, Ferrara, Firenze, Napoli, Pisa, Orvieto, Rieti, Roma, Iglesias, Bari.
Buona visione a chi sarà in sala. Tutti gli altri possono comunque vederlo, sempre, su youtube a questo indirizzo.

venerdì 27 aprile 2012

Finanziamento pubblico si o no?

L'intervento di Davide Lombardi delle Officine Tolau al tg di Studio 1 del 26 aprile 2012, edizione delle 19.30, sul tema del finanziamento pubblico ai partiti. Qui l'edizione integrale del tg.
 

venerdì 20 aprile 2012

Tutto esaurito, tra media e salute mentale

11 aprile scorso, una giornata particolare per noi Officine Tolau invitati da Arci Modena a tenere un incontro nell'ambito del corso "Media e Salute mentale". Una lunga chiacchierata di due ore con i presenti per cercare di capire insieme il difficile rapporto tra media e salute mentale.


Alla fine, per noi Tolau un graditissimo regalo da parte di un musicista presente all'incontro: Manto ci ha donato una copia a testa del suo album "Tutto esaurito". Qui di seguito un assaggio:

mercoledì 18 aprile 2012

La Lega Nord invade(va) l'Emilia


La crisi della Lega Nord che ricadute avrà in Emilia-Romagna? Al Videodrome di Bolzano venerdì 20 proiezione del nostro documentario "Occupiamo l'Emilia", girato nel 2010. Sarà un'occasione per riflettere sul momento più nero del movimento di Bossi.
Su Franzmagazine, nel frattempo, una lunga intervista alle Officine Tolau. Tema: il documentario politico.

domenica 15 aprile 2012

Grillo al 7,2%. Politica preoccupata (a scoppio ritardato)

Grillo vola nei sondaggi e subito parte il refrain: "Il populismo non è una soluzione ai problemi dell'Italia". Secondo l'ultimo sondaggio Swg, il Movimento 5 Stelle si assesta al 7,2% a livello nazionale e diventa nelle intenzioni il terzo partito (ma non chiametelo così, ché Grillo sviene) d'Italia. La politica, questa volta preoccupata, prova a smontare, derubricare, depotenziare, snobbare.
A volte, però, basta ascoltare. Noi un racconto lo abbiamo fatto un paio d'anni fa. "A furor di popolo", narrazione del popolo grillino riunito alla Woodstock di Cesena, è sempre online. Lo trovate qui. Ci sono (da molto tempo) tutti i segnali necessari a capire da dove arriva quel 7,2%.

domenica 8 aprile 2012

Le immagini di Giovanni Tizian non sono di La7. Sono di tutti

Il tono era gentile, ma il messaggio era chiaro e diceva più o meno così: Care Officine Tolau, perché nella vostra video-intervista a Giovanni Tizian (il giornalista costretto alla scorta armata dopo le minacce ricevute) avete utilizzato immagini di proprietà de La7?
Semplice: perché non erano immagini de La7, erano nostre. Anzi, erano - e sono tutt'ora - di tutti, perché questa è la nostra scelta.

Riepiloghiamo rapidissimamente questa storia, che secondo noi è paradigmatica di un certo modo (sbagliato, oltre che sorpassato) di intendere il copyright su web.

Il 16 dicembre 2011 noi, le Officine Tolau (Paolo Tomassone, Stefano Aurighi, Davide Lombardi), intervistiamo Giovanni Tizian, giornalista e amico, che da qualche giorno ha pubblicato il libro-inchiesta "Gotica - ’ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea". Registriamo una lunga intervista a Modena, al parco della Resistenza, che pubblichiamo (insieme a 3 foto scattate da Davide Lombardi durante le riprese) sul nostro blog e sul nostro canale Youtube il 16 dicembre con il titolo "Il caso non è chiuso".
Circa un mese più tardi, l'11 gennaio 2012, la Gazzetta di Modena pubblica una notizia che non avremmo mai voluto leggere: Giovanni Tizian, minacciato per i suoi articoli, è costretto vivere sotto scorta. La notizia, terribile ed angosciante, è ripresa per giorni da tutto il sistema dei media.
Quasi tutti i tg nazionali e locali e un'infinità di siti web riprendono ovviamente la nostra intervista, che hanno trovato sul web e che era di fatto l'unico materiale disponibile. Alcuni lo fanno citando la fonte, la maggior parte non lo fa. La foto diventa addirittura immagine ufficiale della campagna "Io mi chiamo Giovanni Tizian".
A noi tutto questo fa molto piacere, per un motivo: siamo per la licenza "Creative Commons", cioè autorizziamo gratuitamente il riutilizzo di tutti i nostri materiali (chiedendo solo di citare la fonte) perché riteniamo che la libera circolazione delle notizie sia una ricchezza per tutti. Tanto più in un caso così drammatico come quello di Giovanni Tizian. E' vero, molti non citano la fonte. Pazienza, capita.

Ma qualche settimana fa la cosa si fa paradossale. Riceviamo questa mail da YouTube:
"Gentile OfficineTolau, il tuo video "il caso non è chiuso" potrebbe includere contenuti che sono di proprietà di/concessi in licenza da La7, ma è ancora disponibile su YouTube [...]"

La cosa ci fa ridere, naturalmente, visto che le immagini sono nostre e sono - per nostra precisa volontà - utilizzabili da chiunque.
In tempi rapidi inviamo a Youtube le nostre 'controdeduzioni', spiegando (indicando i link) che le immagini sono nostre, anzi, di tutti vista la nostra decisione di indicare  la licenza "Creative Commons", mica di La7. Pochi giorni più tardi, arriva una seconda mail da Youtube:

"Gentile OfficineTolau, La7 ha esaminato la tua contestazione e ha abbandonato il suo reclamo per violazione del copyright sul tuo video "il caso non è chiuso". 

Il messaggio di Youtube chiude la vicenda (e ci mancherebbe altro), ma lascia aperta la questione di fondo: Ha ancora senso in piena epoca web che le immagini siano soggette a copyright?

La base li salverà. La crisi del Carroccio vista dai documentaristi

 L'intervista di Rosario Di Raimondo a Stefano Aurighi su Repubblica Bologna del 7 aprile 2012

«OCCUPIAMO l' Emilia». Fu l' urlo di battaglia della Lega Nord dopo le amministrative del 2010, quando in 308 comuni su 348 superò il 10% dei voti e spedì 4 consiglieri in Regione. E fu il titolo del documentario realizzato lo stesso anno dai giornalisti delle "Officine Tolau" Stefano Aurighi, Paolo Tomassone e Davide Lombardi. Raccontarono un' ascesa che sembrava non dovesse finire mai, da Piacenza alla Romagna fino al cuore di Bologna, con Manes Bernardini candidato sindaco.

Ora che il progetto delle camicie verdi potrebbe sgretolarsi come un castello di sabbia, è arrivata la resa dei conti: «Le elezioni di maggio saranno fondamentali per capire le reazioni della base, il momento è delicato. A capo dei leghisti emiliani servirebbe proprio uno come Bernardini», dice Aurighi. Sembra passata un' era politica da quando i tre giornalisti misero a fuoco l' avanzata verde in un' immensa prateria "rossa" da conquistare.

«La Lega in Emilia ha una genesi e dei percorsi diversi, una tradizione meno urlata. Allora ci trovammo di fronte a una realtà meno pittoresca e superficiale di quella che avevamo sempre visto, che non parlava solo alla pancia dei militanti - continua Aurighi- Ognuno di noi partì carico di pregiudizi, ma trovammo una realtà matura, con rivendicazioni anche ragionevoli. Soprattutto su alcuni temi come la sicurezza, che secondo noi rientravano in quella "zona grigia" dove i partiti di sinistra agivano con titubanza».

Anche per questo, secondo l' autore, le elezioni comunali del 6 e 7 maggio, che coinvolgeranno 18 comuni, saranno un banco di prova importante ma non scontato: «Bossi è il padre della patria per i leghisti, ma potrebbe avvenire anche un paradosso: che la base si ricompatti e dica "La vera Lega siamo noi". Anche attraverso i social network ho notato che la rabbia è indirizzata più al "cerchio magico" che a Bossi. Non credo a un disfacimento dell' elettorato. E soprattutto ci sono in gioco comuni importanti come Parma e Piacenza, tra i più grossi, ma anche Comacchio e Budrio, che superano i 15mila abitanti».

Se la Lega in Regione può ancora aggrapparsi ai voti, sottolinea Aurighi, è perché i suoi "ras" locali, Angelo Alessandri in Emilia e Gianluca Pini in Romagna, «sono molto amati dalla base, nonostante per motivi diversi siano indeboliti rispetto al passato». Tuttavia, il futuro della Lega potrebbe passare da Bologna e bussare alla porta di Manes Bernardini, consigliere regionale e comunale, sfidante di Virginio Merola l' anno scorso per lo scranno più alto di Palazzo d' Accursio. Potrebbe essere lui l' uomo della riscossa verde in Emilia? «Avanza l' idea di affidargli il partito, e mi sembra un elemento interessante - conclude il giornalista delle "Officine Tolau". Bernardini è un politico che piace a destra come a sinistra, un gradimento che si avverte più nei corridoi che ufficialmente». 

sabato 7 aprile 2012

L'implosione

Come volevasi dimostrare, il terremoto in Lega sta portando a una resa dei conti a tutti i livelli, come racconta oggi su Repubblica Bologna Beppe Persichella: 

La bufera sulla Lega Nord non risparmia nemmeno l'Emilia. Sono gli ex del partito bolognese cacciati nel 2009 a tirare in ballo oggi il segretario della Lega Nord Emilia Angelo Alessandri e la sua gestione amministrativa del partito. Fu lui a decidere il commissariamento della Lega a Bologna nel 2009 e il successivo allontanamento del segretario provinciale Marco Veronesi, della tesoriera Carla Rusticelli e della pasionaria Norma Tarozzi. Ora i tre vanno all'attacco e denunciano una situazione dei conti quanto meno poco chiara e trasparente. Dicono di aver sollevato il problema più volte e in più sedi, senza però ottenere risposta. Anzi, proprio per questa ragione sarebbero stati espulsi dal Carroccio. "Siamo stati cacciati per la nostra onestà - sostiene Tarozzi - c'è sempre stata poca trasparenza nelle spese e una strana gestione delle casse".

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Da Bolzano con furore

Nel corso del mintour di un paio di settimane fa, abbiamo presentato a Bolzano il docu-film sul Movimento 5 Stelle "A furor di popolo". Ecco la recensione della serata di Andrea Beggio su Franz:

Venerdì 23 marzo alle ore 21, nella sala del cineforum in via Roen 6 (sotto l’asilo) ritornano i bravissimi giornalisti freelance delle officine Tolau per presentare un documentario sulla Woodstock organizzata a Cesena dal movimento 5 stelle nel 2010.

Interessante per tutti quelli che vogliono saperne di più su questo controverso movimento.

Proprio in queste giornate, a due delle quali ero presente, si è visto di tutto: dalle giuste e impopolari posizioni rispetto al finanzkapitalismo e ad una politica sempre più predatoria e schierata, fino ad arrivare ad un’autocelebrazione per il successo della raccolta differenziata dei (molti) rifiuti prodotti dai grillini durante ll’evento.

Leggi tutto "A furor di populismo" su Franz.


venerdì 6 aprile 2012

Ciao bella, ciao

Racconta Repubblica che al reggiano Angelo Alessandri hanno dovuto ripeterlo tre volte tre che doveva lasciare così, in un batter di ciglia, la scràna di Presidente federale della Lega, dopo aver onorevolmente ricoperto la carica - sebbene in pochi se ne siano accorti - per ben 7 anni. Funziona così la democrazia nel Carroccio: al Senatùr segretario politico dimissionario bisogna dar subito nuovo puntello ed ecco allora che - neanche il tempo di capire bene che razza di tsunami sta arrivando - e tel lì, ciapa, ciao, grazie, fatti da parte.

E che dire di Rosi Mauro, (ex) legato federale in Emilia - sebbene in pochi se ne siano accorti - direttamente coinvolta nella bufera scoppiata nel partito che ha portato alle dimissioni di Bossi? Finiti i tempi eroici in cui sembrava addirittura che la Lega potesse dir la sua nella rossa Bologna, il passaggio emiliano della pasionaria padana per eccellenza non lascia dietro di sé nemmeno la tenue scia di una meteora: Bossi l'aveva silurata ancor prima che scoppiasse il casino. E ciao Bella.

La domanda, a questo punto, è se al Carroccio indignado ante litteram nella rossa Emilia, resta per il futuro qualche vaga speranza d'occupazione, il sogno che abbiamo cercato di raccontare in Occupiamo l'Emilia. La risposta sembra darsi da sola. L'iper-localismo della Lega, i tanti microcosmi che come tasselli di un puzzle formano la mitica e improbabile Padania, non può prescindere da un disegno d'insieme - solo all'apparenza post-ideologico - che il Senatùr ha sempre incarnato.

La crisi dei lumbàrd finirà inevitabilmente per riverberarsi a livello locale, comprese quelle terre sotto il Po che, solo qualche mese fa, sembravano la nuova frontiera di un'avanzata apparentemente inarrestabile.

Vedremo quel che sarà del partito del nord. Vedremo se Maroni - nuovo segretario in pectore - sarà in grado di regalare nuova linfa a un partito che ormai è "come tutti gli altri" anche per gli stessi militanti, o per molti di essi. Per ora - se le accuse dei PM saranno confermate - lo spazio più prevedibile che qualche esponente di spicco del Carroccio potrà occupare, sarà qualche cella nelle patrie galere. In Padania. O magari - orrore! - anche no.

giovedì 5 aprile 2012

(Ex) Razza padrona

Dopo lo scandalo scoppiato nel Carroccio, qualcuno ha modificato la scritta sul leggendario (per i leghisti) prato di Pontida.
Foto di Lucia Ceriani (da FB)

giovedì 22 marzo 2012

Dagli Appennini alle Alpi

Stasera parte da Firenze il mini-tour Tolau che ci vedrà impegnati nei prossimi giorni in una bella cavalcata dagli Appennini alle Alpi. Per presentare la serata fiorentina, Novaradio stamattina ha intervistato Stefano. Ecco il suo intervento:




Sabato, mentre noi saremo a Udine (vedi sempre le tappe del viaggio), a Reggio Emilia Massimo Bonfatti, grande fumettista e amico, presenterà il lavoro nato da una collaborazione comune: "Volevamo i capelli lunghi", un doc sulla sceneggiatura mai realizzata del maestro del cinema italiano Mario Monicelli.

Sabato 24 Marzo - Pomeriggio
Spazio Gerra
14.30 Proiezione film “Volevamo i capelli lunghi” di Officine Tolau
(ispirato a un soggetto di Mario Monicelli)
Con Massimo Bonfatti (illustratore e fumettista)
Conduce Giancarlo Corsi, Università di Modena e Reggio Emilia

martedì 20 marzo 2012

Indignados, la presentazione del doc sulla stampa toscana

"Le sfilate degli Indignados con i loro colori, le loro storie, le loro retoriche. Sguardi su un movimento che ha destato l'attenzione su problemi di non immediata consapevolezza come la finanza, i mercati mondiali, le borse e le ripercussioni che le azioni compiute in tali scenari hanno nella vita di chiunque".
Con queste parole la stampa presenta la proiezione di "Rimetti a noi i nostri debiti" in programma il 24 all'Exfila di Firenze alle 21,15.
Qui l'articolo completo.

lunedì 19 marzo 2012

Tolau in tour a Firenze, Bolzano e Udine, tra Indignados, Grillo (e Vajont)

Fine settimana ad alto tasso cinematograficochilometrico per le Officine Tolau per la presentazione di due documentari.

Il tour inizia giovedì 22 marzo a Firenze. Alle 21,15 saremo ospiti al circolo Arci ExFila per la proiezione del nostro ultimo documentario "Rimetti a noi i nostri debiti". Alla serata parteciperanno: Stefano Bartolini (autore di “Manifesto per la Felicità: come passare dalla società del Ben-avere a quella del Ben-essere”, Donzelli, Roma, 2010), Patrizio Mecacci (segretario PD Met Firenze), Francesca Chiavacci (presidente Arci Firenze).

Venerdì 23, invece, torneremo al Videodrome di Bolzano (dove avevamo già presentato il documentario sugli Indignados un mese fa), per una serata dedicata al nostro "A furor di popolo", il docufilm sul Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Inizio alle ore 21.

Sabato 24, alle 18, sarà la volta di Udine. All'oratorio della parrocchia del Redentore ci sarà la proiezione di Rimetti a noi i nostri debiti. L’incontro sarà moderato da Paolo Ermano, ricercatore precario dell’Università di Udine e da Federico Pirone, consigliere comunale di Udine.

Domenica 25, infine, saremo a Longarone (Bl) per proseguire con le riprese del documentario che stiamo preparando in vista del 50° anniversario della tragedia (evitabilissima) che il 9 ottobre del 1963 costò la vita a circa 2000 persone. Si, perchè su tutta quella vicenda c'è ancora molto di non raccontato, c'è ancora molto da raccontare.

giovedì 15 marzo 2012

Indignados a Radio Fuijko

La puntata integrale del 2 marzo scorso, in cui siamo stati ospiti di Fausto, Felo e Daniele ad Agorà, trasmissione di musica e cultura su Radio Fuijko.





L'Islanda rifonde i debiti

Come spiega Fabrizio Goria su Linkiesta:

Per una Grecia che riceve altri 28 miliardi di dollari, c’è un’Islanda che rimborsa 443,4 milioni. Non sarà una grande cifra, ma il versamento effettuato tre giorni fa da Reykjavík verso il Fondo monetario internazionale ha qualcosa di particolare. Primo, perché è avvenuto in anticipo rispetto alle previsioni, come ha spiegato lo stesso Fmi in una nota di pochi minuti fa. Secondo, perché quella che è stata chiamata “La rivoluzione islandese”, cioè il mancato rimborso del debito estero deciso per referendum nazionale nel 2010, è stata più volta indicata dai complottisti come l’unica via d’uscita per Atene.

In realtà, la crisi islandese non è finita. Anzi. È di pochi giorni fa la notizia che Reykjavík sta considerando l’opportunità di adottare una valuta estera, diversa dalla corona islandese. La strada verso la normalità è ancora lunga e occorrono nuovi stimoli economici. Quello che è certo è che il presidente Ólafur Ragnar Grímsson non adotterà mai l’euro. «Troppo instabile, troppo insicuro, non fa per noi, meglio altre idee», ha detto pochi giorni fa. E nel frattempo, faceva partire il rimborso per il maxi prestito del Fmi arrivato dopo l’avvio del piano di sostegno iniziato nel 2008 con 2,1 miliardi di dollari. Non poteva essere altrimenti, dato che collassarono le prime tre banche del Paese - Landsbanki, Glitnir, Kaupthing - equivalenti all’85% del mercato bancario nazionale. Adesso i debiti con Washington sono ridotti a 1,6 miliardi di dollari e, nelle previsioni del Fondo, saranno ripagati entro il 2016, in linea con le previsioni.

L’Islanda ha seguito alla lettera le raccomandazioni dell’istituzione di Washington e ora è tornata a vedere un barlume di luce in fondo al tunnel della crisi bancaria in cui era piombata. Tutto il contrario della Grecia, che stando alle ultime previsioni del Fmi, potrebbe tornare sui mercati obbligazionari solo nel 2015. Una visione ottimista della situazione, dato che sarebbero già in corso i negoziati per il terzo piano di salvataggio di Atene. Non vanno però confuse le due crisi, tanto pesanti quanto profondamente diverse. Col senno di poi verrebbe da dire che l’Islanda ha fatto bene a non rimborsare il debito di Icesave, ma la situazione dei Paesi dell’Europa mediterranea è ben più intricata. E non si può pensare di risolvere con un rifiuto.

L'articolo originale su Linkiesta.

Uno scatto di Giulia Bondi

mercoledì 14 marzo 2012

Benvenuti in Richistan

Massimo Giannini, su Repubblica del 14 marzo 2012, recensisce l'ultimo libro di Luciano Gallino.

Nel 1974, quando uscì la prima edizione del Saggio sulle classi sociali, avevo dodici anni. Un ragazzino, in effetti. Ma sei anni dopo, già sufficientemente affamato di politica, trasformai quel libro straordinario di Paolo Sylos Labini nella mia Bibbia. Me lo consigliò il professore di storia e filosofia che mi preparava all’esame di maturità: «Lo devi leggere assolutamente, se vuoi capire qualcosa della società italiana». Aveva ragione.

Sono passati quasi trent’anni. Ho perso le tracce di quel professore. E quel grande economista di Sylos Labini purtroppo non c’è più. Ma appena ho finito di leggere l’ultimo libro-intervista di Luciano Gallino (La lotta di classe-Dopo la lotta di classe, scritto insieme a Paola Borgna per Laterza) mi è tornato subito in mente il vecchio Saggio sulle classi sociali, che tanto ha spiegato dell’Italia più profonda, tra fascismo e Prima Repubblica.

Anche questa Lotta di classe spiega molto della crisi globale e della curvatura egemonica e tendenzialmente antidemocratica del capitalismo contemporaneo. Ma rispetto al suo saggio precedente Finanzcapitalismo, non si limita a descriverne i principi “costitutivi”, ma ne approfondisce gli effetti sui mercati globali e sugli assetti produttivi, sulle classi lavoratrici e sulla distribuzione del reddito, sulle politiche fiscali e sull’organizzazione del lavoro. Si può condividere o meno.

A me convince molto la critica alla cultura dominante, che ruota intorno a pochi, ossessivi assiomi neo-liberisti. In giro c’è davvero una “unanimità totalitaria” sugli slogan imposti da quella che Leslie Sklair, dalla London School of Economics, definisce “la classe capitalistica trans-nazionale” dei banchieri e dei proprietari di grandi patrimoni, dei top manager e degli azionisti delle grandi multinazionali. Insomma, l’élite oggi al potere, che comanda il Super-Stato al momento più forte del mondo: “Richistan”, il paese dei ricchi che, secondo la definizione di Robert Frank, «sono ormai un popolo e una nazione a sé».

Questa élite condiziona Parlamenti e manovra politici. Influenza università e fonda Thinktank. Con alcuni obiettivi di fondo, per altro raggiunti: trasformare il mercato in un idolo, e il denaro in un’ideologia. Creare le condizioni, culturali e poi anche legislative, per un gigantesco processo di trasferimento della ricchezza globale, dal lavoro alla rendita. Da almeno un ventennio, il colossale inganno confezionato da questa classe dominante è aver fatto credere che le classi non esistono più. E che dunque la lotta di classe è un “residuo arcaico” del vetero-marxismo. Niente di più falso.

Leggi tutto l'articolo in pdf.

Fonte immagine: Take the experience

lunedì 5 marzo 2012

venerdì 2 marzo 2012

Back to Fuijko Radio

Stasera - h 20 - le Officine Tolau saranno ospiti su Radio Fuijko di "Agorà" la trasmissione di musica e cultura condotta da Daniele, Felo e Fausto (è la seconda volta, c'eravamo già stati un anno fa).

Saremo lì per chiacchierare del nostro ultimo lavoro, il docu-film sul movimento degli indignados "Rimetti a noi i nostri debiti".


mercoledì 22 febbraio 2012

Guai alla politica che si lamenta di se stessa

La puntata del 20 febbraio de "Il Bene comune" la trasmissione di approfondimento condotta da Massimiliano Panarari su Studio 1. Tema del giorno: la rappresentanza. Tra gli altri ospiti della puntata, anche Stefano Aurighi delle Officine Tolau.

Il promo:



La puntata integrale:

lunedì 20 febbraio 2012

A proposito di debito

Mentre dalla Grecia arrivano segnali di una rivolta sempre più incontrollabile (il più importante sindacato di polizia ha minacciato di arrestare i funzionari Ue e FMI: "Qualora continuiate con le vostre politiche distruttive, vi avvisiamo che non riuscirete a farci combattere contro i nostri fratelli. Ci rifiutiamo di fronteggiare i nostri genitori, i nostri figli e tutti i cittadini che protestano e chiedono un cambiamento nelle politiche") in un'intervista a Linkiesta, l'economista Stuart Holland già consigliere di Jacques Delors negli anni Novanta, spiega perché "La politica economica che impone Merkel all’eurozona sta facendo marciare il continente verso il disastro". Secondo Holland, servirebbe "un New Deal europeo, e i governi devono strappare il potere dalle mani delle agenzie di rating":

Quando la Commissione Europea e Olli Rehn parlano di austerità espansiva, lo fanno riferendosi all’esperienza delle economie di Olanda, Danimarca e Svezia negli anni ’80 del XX secolo quando, nel contesto di una generale crescita economica a livello europeo, furono possibili tagli di spesa senza che questi inibissero la produzione di ricchezza. Ciò che però viene omesso è che questi Paesi combinarono i tagli con la svalutazione della propria moneta, aumentando in questo modo la propria competitività internazionale. Oggi, però, le economie dell’eurozona hanno perso la possibilità di svalutare la moneta e, con tutta l’Europa in recessione o in una situazione di bassa crescita, non c’è alcuna uscita dalla crisi attraverso la reciproca austerità. Questa è una risposta alla crisi di stampo pre-Keynesiano: sostiene infatti che l’austerità mette in moto dinamiche capaci di condurre alla crescita nel lungo periodo. Peccato che, citando lo stesso Keynes, nel lungo periodo siamo tutti morti e che, nella situazione attuale, tagliare, tagliare e tagliare ancora senza alcuna controparte in investimenti pubblici volti alla ripresa significa far morire il modello sociale europeo e gli impegni di coesione economica e sociale che costituivano i due pilastri della prima revisione del Trattato di Roma, il Single European Act del 1986.

Ma allora per quale motivo si stanno imponendo tali misure, come ad esempio è stato fatto in Grecia?
La risposta a questa domanda ha a che fare con la storia e con la psicologia. È stato Nietzsche nella sua “Genealogia della Morale” a sottolineare che la parola “debito” in tedesco è la stessa che viene utilizzata per “colpa” e che creditori forti, a vari livelli di consapevolezza, provano piacere nel punire debitori deboli. C’è poi anche il concetto di “identificazione proiettiva”, formulato da Melanie Klein, che consiste nel scindersi da ciò che è buono o cattivo in noi stessi, proiettandolo su altri. Questa è la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale che la Germania è nella posizione di scindersi dal senso di colpa per il Nazismo e l’Olocausto, proiettando tale colpa sul resto dell’Europa. Ma ci sono rischi ben più profondi per la Germania, se il suo governo prosegue nella condotta sin qui adottata. In questo modo, infatti, potrebbe causare la terza disintegrazione dell’Europa in cento anni, una nuova colpevolizzazione della Germania da parte del resto d’Europa e un immeritato nuovo senso di colpa per le giovani generazioni di tedeschi, che apprezzano la cooperazione europea e vogliono vederla funzionare senza che la Germania ne sia padrona.

E per quale motivo Merkel si sta mettendo in una posizione così pericolosa?
Merkel è convinta che l’unica soluzione alla crisi implichi trasferimenti fiscali dai Paesi virtuosi verso i Paesi in deficit, ma si sbaglia. Assieme a Yanis Varoufakis è dal 2010 che suggerisco un modo diverso di vedere il percorso d’uscita dalla crisi. Io non credo che la Germania debba pagare per il debito greco, ma allo stesso tempo non penso che abbia il diritto di imporre la svendita di un intero Paese. La proposta che abbiamo fatto è qualcosa di analogo a quanto proposi già vent’anni fa come consigliere di Jacques Delors, in un report intitolato The European Imperative: Economic and Social Cohesion in the 1990s, pubblicato nel novembre 1993 e nel dicembre dello stesso anno come Libro Bianco di Delors, che sosteneva che l’Europa deve emettere titoli per finanziare investimenti per la coesione sociale ed economica. L’idea è semplice ed è quella di un New Deal europeo.

Leggi tutto l'articolo su Linkiesta.
Leggi il pdf.

Fonte: Occupy Mainstream Media

domenica 19 febbraio 2012

Carletto e il principe dei mostri

Visto che Carletto ha la querela-super-facile, ognuno può comporre la notizia come meglio crede. Noi diamo solo qualche indizio, qualche foto e qualche secondo di video.

Dei parrucconi, la domenica pomeriggio invece di guardare "Domenica In", salgono su un palco in piazza a Modena e cominciano a sblaterare frasi leggermente inneggianti l'omofobia.
Dei zozzoni si baciano per strada.

Un "ex" - da lontano - mescola (e confonde) Sodoma, Gomorra e gli Squadristi fascisti.

La Ghirlandina è ferma.
Non piove ma non c'è neanche il sole.

I palloncini arancioni sembrano quelli di Pisapia a Milano.
Girano solo tre macchine in centro storico: una della polizia municipale, una dei carabinieri e una della polizia.
Ci sono più macchine fotografiche e telecamere che baci.


sabato 18 febbraio 2012

"Rimetti a noi i nostri debiti" (Get out of our debts) - The english trailer

The english trailer of the documentary film by "Officine Tolau" about the Occupy Movement.



Il trailer in inglese di "Rimetti a noi i nostri debiti" il film delle Officine Tolau sul movimento Occupy.

venerdì 17 febbraio 2012

"Rimetti a noi i nostri debiti" (Annule nos dettes) - La bande-annonce

La bande-annonce du documentaire des Officine Tolau sur le muovement des indignados/Occupy.
Il trailer in francese di "Rimetti a noi i nostri debiti".

giovedì 16 febbraio 2012

Occupy tra i campioni dell'innovazione

Fastcompany, la rivista americana punto di riferimento per il business e la new economy di tutto il mondo, pubblica la classifica delle 50 aziende più innovative al mondo nell'anno appena conclusosi.
Le prime sei posizioni non presentano grandi sorprese: prima in assoluto c'è Apple; seguono nell'ordine Facebook, Google, Amazon, Square e Twitter.

La sorpresona - quella vera - si piazza al settimo posto: è il movimento di Occupy che, secondo Fastcompany, incarna tutti i tratti che rendono smart, cool, veloce, dinamica un'azienda.

Certo, Occupy non è una company, ma per la rivista americana, il movimento presenta - almeno spiritualmente - tutto ciò che farebbe un'azienda campione nell'innovazione: rompe gli schemi, è trasparente, tecnologicamente avanzata, ben informata e puntuale nella comunicazione, capace di inventare e promuovere applicazioni per supportare, amplificare e mettere in connessione tutti gli aderenti al movimento. Impiega menti creative per "lanciare il proprio prodotto".

Le aziende "veloci" come Occupy - conclude il pezzo - naturalmente non sono perfette. Ma quasi sempre, sono parte della soluzione, non un problema. Così come le ragionevoli proteste dei cittadini.

Fonte: Occupy posters

venerdì 10 febbraio 2012

Trenitalia, neve: Leggendario botta-risposta tra giornalista e pendolare

L'ingrato mestiere del cronista/giornalista Tolau durante calamità naturali come le nevicate di febbraio 2012 che hanno paralizzato l'Italia

giovedì 9 febbraio 2012

Narrare la crisi

Su Nazione Indiana, il saggista Lanfranco Caminiti, ricostruisce le narrazioni filmiche e letterarie precedenti e contemporanee alla crisi economico-finanziaria americana. Solo la presenza di simili narrazioni - è la tesi dell'autore - è in grado di costruire un'immagine accessibile, davvero pubblica, della crisi finanziaria, mobilitando immaginazione e affetti, oltre che pretese contabilità economiche e imperativi politici.

Noi europei, noi italiani, non abbiamo avuto una narrazione della crisi finanziaria. Forse sta qui uno dei motivi per cui un movimento come quello di Occupy Wall Street rimane inconcepibile. Noi europei, noi italiani, non abbiamo avuto esperienza della crisi finanziaria, e senza esperienza non c’è narrazione. La crisi finanziaria è rimasta confinata tra i tecnici, nell’inner circle, gente che va e viene tra incarichi pubblici e consigli di amministrazione privati di banche o fondi di investimento.

L’introduzione di termini tecnici, a volte paradossale, a volte grottesca, come quella dello spread, nel linguaggio giornalistico prima e nella chiacchiera pubblica dopo, non ha modificato questa realtà, anzi l’ha resa ancora più impermeabile, più distante. Lo spread non comunica nulla, se non un dato che sembra oggettivo e bizzarro come il tempo: accanto alle informazioni meteo, le televisioni e i quotidiani vanno introducendo le informazioni spread. Lo spread non appartiene alla nostra esperienza umana quotidiana, a meno di non essere uno che tutti i giorni interviene sul mercato secondario dei titoli.

La continua reiterazione dei movimenti dello spread ha finito per uccidere qualsiasi narrazione possibile. Forse, è proprio questo il punto: l’informazione, ossessiva, espropria la narrazione. Siamo inzeppati di analisi, grafici, ragionamenti, statistiche e sequenze, ma piuttosto di facilitarci nel comunicare qualcosa, una qualsiasi esperienza, questa mole di dati diventa disumana, un paesaggio di macerie, una voragine. Non ci sono eroi, nello spread, non ci sono codardi, non ci sono passioni, amori, tradimenti. Lo spread non potrà mai essere un personaggio. E senza personaggi non ci sono storie.

Penso alla più recente prosa di Eugenio Scalfari [repubblica.it del 16 gennaio 2012], tipo: «Il Tesoro tuttavia, come la stessa Bce ha suggerito e dal canto nostro abbiamo raccomandato, dovrebbe aumentare il numero dei titoli in scadenza a breve durata, che il mercato vede con favore. Dovrebbe altresì azzerare il fabbisogno con un’operazione che rientra agevolmente nelle sue attuali capacità». Per chi scrive Scalfari? Chi è il lettore di Scalfari? Monti, Draghi, Vittorio Grilli? L’inner circle? Davvero esiste una narrazione comune, sociale – si può essere insieme narratori e lettori – che passa attraverso la differenza che andrebbe sollecitata tra le emissioni e i rendimenti dei titoli a breve, media e lunga scadenza?

Leggi tutto il saggio breve su Nazione Indiana: "Di cosa scriviamo quando scriviamo di crisi".

Fonte: The poster art of Occupy Wall Street